La Corte dei conti Ue accusa: «L'Italia graziata sul debito»

I magistrati contabili di Lussemburgo attaccano la Commissione colpevole di scarso rigore Def 2016 nel mirino: per tagliare l'Irpef ed evitare gli aumenti Iva coperture da 2 punti di Pil

I o sono più rigorista di te. L'euroburocrazia arriva anche a questo: la Corte dei Conti Ue accusa la Commissione di «non essere abbastanza rigorosa» nell'applicazione delle regole di bilancio per sei Stati membri; e tra questi, ovviamente, c'è anche l'Italia.

In particolare, i magistrati contabili di Lussemburgo accusano i loro colleghi della Commissione di aver risparmiato lo scorso anno il governo Renzi dalla procedura d'infrazione per debito eccessivo.

La procedura non scattò perché l'Italia invocò tre «fattori rilevanti», quali il ciclo economico, la bassa inflazione e l'impatto delle riforme strutturali; riconosciuti dalla Commissione. Ma si tratta - dice la Corte dei Conti Ue - di argomentazioni «discutibili» e non rispettose delle norme.

Ai magistrati contabili europei non va giù che la Commissione accettò come «fattore rilevante», le «importanti riforme strutturali con un diretto impatto sul bilancio». Secondo la Corte, «l'Italia quantificò tale impatto solo in termini di crescita e non in termini di bilancio». E comunque la Commissione rimase vaga sul monitoraggio delle riforme, limitandosi ad ammettere che l'impatto stabilito dall'Italia non era «sostenuto da istituzioni indipendenti e sembrava sovrastimato».

Nella sua crociata contro la flessibilità di bilancio, la Corte dei Conti accusa la Commissione di essere troppo morbida in materia di procedura d'infrazione per deficit eccessivo. Ed individua i sette punti deboli dell'azione dell'esecutivo Ue.

Eccoli: 1) troppa attenzione al disavanzo e poca al debito pubblico; 2) non chiari gli elementi di valutazione sulle una tantum e il loro impatto sui conti; 3) troppo vago il concetto di «eventi economici sfavorevoli imprevisti» (tali da giustificare flessibilità nell'interpretazione delle regole); 4) assenza di metodologia di valutazione dell'impatto economico dei «fattori significativi»; 5) «difficilmente accessibili» i dati della Commissione nei suoi calcoli; 6) incertezza delle stime sullo scarto dal Pil potenziale (decisivo per definire la manovra correttiva); 7) la mancata applicazione delle sanzioni per deficit o debito eccessivo innesca «il rischio che gli Stati membri ne ritengano improbabile l'imposizione di sanzioni», diminuendo la pressione per rispettare gli impegni di bilancio.

Se la sfida della Corte dei Conti Ue alla Commissione Ue fosse destinata a restare un confronto accademico fra due istituzioni europee, il governo Renzi non rischierebbe granché. In realtà, la mossa dei magistrati contabili, al di là di vincere la palma del rigorista dell'anno, potrebbe innescare nella burocrazia europea un atteggiamento meno friendly nei confronti dei conti pubblici nazionali.

A Bruxelles il governo ha inviato un documento (Programma nazionale di riforme, il Def) già lacunoso sia sulle stime di crescita sia sulla dinamica di deficit e debito.

Ma a questo esercizio tecnico ancora manca il contenuto politico. Vale a dire, l'intervento sulla ridefinizione delle aliquote e degli scaglioni Irpef, che Renzi sembra voler anticipare al 2017 e non introdurla nel 2018.

Interventi del genere, se da una parte favoriscono la crescita, dall'altra creano problemi di copertura finanziaria per almeno un altro punto di Pil. E ci sono ancora da disinnescare le clausole di salvaguardia per un altro punto di Pil.

Commenti

PDA

Mer, 20/04/2016 - 18:43

ma la procedura d'infrazione per deficit eccessivo riguarda paesi che non hanno rispettato il limite del 3% del disavanzo rispetto al PIL,oltre que l'obsolet limite del 60 del debito. Quindi non l'Italia che almeno nel 2015 era sotto il 3%