"Così 500 ticket della Siae diventano 5mila spettatori"

La testimonianza rivelatrice di un gestore di discoteche Mogol: "Biglietto elettronico e stop agli esercenti avidi"

Centinaia di corpi, a volte migliaia di corpi stretti, ebbri, eccitati, sudati. Stipati in luoghi che per la legge potrebbero ospitarne la metà, un terzo, un quinto. Biglietti che appaiono e scompaiono, che non si sa quanti siano né a chi appartengano. Buttafuori improvvisati, senza un contratto, senza una formazione. Norme di sicurezza ignorate o prese sotto gamba. Date che si sovrappongono, frettolosi dj set spacciati per concerti, orari mai rispettati, si scrive sul ticket 22,05 e all'una di notte ancora l'artista non si è visto ma nel frattempo tutti hanno bevuto, si sono fomentati, hanno litigato, pianto e urlato.

E così le serate diventano traversate infinite nell'attesa e nell'isteria, il divertimento dei nostri figli un Far West, le discoteche dei saloon.

Come siamo potuti arrivare a questo?

Ieri un ex gestore di discoteche ha rilasciato un'intervista a una giornalista di Sky Tg24; di spalle, con un cappellino e la voce travisata, ha raccontato cose allucinanti: «Il gestore va alla Siae, che ha registrato la tua capienza e ti dà i 500 biglietti che ti spettano. Poi tu ne fai girare 5mila, del resto devi incassare 50mila euro, devi fare cassa, e così vendi i tuoi biglietti Siae e poi distribuisci tante drink card fino alla cifra che vuoi raggiungere. I costi sono alti, o si fa così o si fa così». Il gestore non solo si sente autorizzato a violare la legge ma in qualche modo trova perfino giusto inzeppare quella sala di giovani al macello: «L'agibilità della sala viene certificata da una commissione che calcola 1,25 metri quadrati a persona. Vengono anche tolti divani, bar, tutto quello che toglie spazio. Quindi i tuoi 1000 metri quadri diventano 600 e la capienza di 350. Ma con 350 persone una discoteca sembra vuota. Oggi il mondo della musica è fatto di buio, di musica, di gente che vuole stare una vicino all'altra. Funziona dappertutto così».

E se funziona dappertutto così, chiaramente non funziona bene. Ieri il presidente della Siae Giulio Rapetti, in arte Mogol, ha lanciato un appello al ministro dell'Interno Matteo Salvini a fare più controlli preventivi davanti ai locali e a sostituire il biglietto cartaceo con quello digitale, in modo da sapere in tempo reale quante persone sono all'interno. Ma l'appello più accorato, al limite dell'ingenuità, è quello ai gestori dei locali: «La sicurezza delle persone non può e non deve mai venire dopo il guadagno». Spesso secondo il paroliere è la legge contorta a dare una mano agli esercenti gaglioffi: «Il combinato disposto delle norme sulla sicurezza e quelle sulla emissione dei biglietti sono fortemente contraddittorie e costituiscono istigazione a delinquere per quei gestori che, come detto, hanno come priorità il guadagno e non la sicurezza delle persone. I luoghi dove si fa musica, cinema, teatro, danza, insomma i luoghi della cultura e dello spettacolo dal vivo, devono essere tutelati come templi di vita, è inconcepibile che diventino luoghi di Morte».

In un emendamento alla Manovra già passato alla Camera e adesso all'esame del Senato, si sfiora già il tema, introducendo i biglietti nominali per eventi in strutture con una capienza superiore ai 5mila spettatori. Lo scopo inizialmente era rendere dura la vita a chi si arricchisce con il secondary ticketing, il bagarinaggio 2.0, lucrando sulla passione dei giovani spettatori. Ma ora, annuncia ieri il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Sergio Battelli (M5S), primo firmatario dell'emendamento, si potrebbe alzare la posta, inserendo norme che «regolino adeguatamente la capienza e gli overbooking».