Così il terrore uccide anche ripresa e turismo

Lo scudo della Bce non basta: sotto attacco c'è l'economia di tutta l'Unione

L'effetto dell'attentato jihadista di Parigi sull'economia e sulla finanza dei paesi dell'Unione europea e, in particolare dell'eurozona, per la sua gravità e per la ampiezza dei suoi effetti negativi, è paragonabile a quello alle Torri Gemelle di New York dell'11 settembre 2001, che produsse la caduta verticale di Wall Street con ripercussioni sugli altri mercati finanziari e generò una brusca inversione del ciclo economico, che era positivo, sebbene in rallentamento. C'è per fortuna una situazione differente, nella politica monetaria, perché la Banca Centrale Europea sta praticando da qualche tempo il QE, cioè il «quantitative easing» consistente nell'acquisto di obbligazioni di soggetti pubblici e para pubblici e anche di titoli di soggetti privati dotati di certi requisiti. Invece, all'epoca dell'attentato alle Torri Gemelle, il governatore della Federal Reserve Alan Greenspan, si limitò ad accelerare la riduzione del tasso di interesse, che già aveva iniziato, ma il QE non c'era. I morti delle Torri Gemelle furono 3mila: più di dieci volte quelli di Parigi, ma il terrore che è stato diffuso da questo nuovo attentato islamico su larga scala, è equivalente a quello di allora. C'è, poi, una analogia preoccupante, nella strategia economico-finanziaria del nuovo attacco terroristico. Anch'esso ha luogo in un periodo di rallentamento congiunturale, come nel 2001. Gli effetti negativi dell'attentato di Parigi sulla congiuntura economica e finanziaria europea si aggiungono a quelli già in atto, da qualche settimana, riguardanti la Germania, dovuti al peggioramento del mercato cinese e alla scoperta degli imbrogli di Volkswagen. Il Pil europeo, che già risente del rallentamento tedesco, ora risentirà di quello francese dovuto, lo si noti, a un attentato che, come reazione nelle misure di sicurezza, comporta la chiusura delle frontiere francesi. Le ripercussione di ciò sono molto gravose, innanzitutto perché scardinano quel poco di organizzazione della immigrazione che l'Europa a trazione tedesca e franco-tedesca era riuscita a mettere insieme. C'è un nuovo danno per l'Italia, che ha praticato incautamente - una politica immigratoria permissivista. C'è anche un danno enorme per il turismo in Francia. E un danno per i commerci e i movimenti di persone fra gli stati membri dell'eurozona e fra la Francia e il Regno Unito. L'economia europea già priva di una propria politica di infrastrutture di comunicazione e trasporti, ora risulta ulteriormente sconnessa. Anche gli Stati che confinano con la Francia dovranno adottare misure di controllo, per evitare che bande di terroristi installate in Francia si spostino in altri Stati. Nel caso delle Torri Gemelle, la risposta americana rivolta al restauro dei principi della «legge e dell'ordine», senza cui il mercato e la società civile non possono funzionare, non si fece attendere. Nell'Unione europea, manca una analoga capacità di risposta unitaria. Da un lato la Commissione Europea è un organismo burocratico con una scarsa capacità di uscire dal proprio vecchio guscio. Dall'altro, sin qui la Ue è stata guidata, di fatto, dai tedeschi con l'appoggio dei francesi. E ciascuno di questi due governi ora deve focalizzarsi sui propri problemi interni, rivedendo le sue politiche pubbliche. Perciò ciascuno degli altri Stati dovrà preoccuparsi delle cose di casa propria, per ridurre i coefficienti di rischio che possono danneggiarne la finanza, il turismo, l'industria, la sicurezza delle unità familiari. Al rischio monetario ci pensa Draghi, ma a questi altri rischi dobbiamo pensarci noi.