Cresce la paura a due giorni dal referendum. E Potami sogna di mandare Tsipras a casa

I "sì" in aumento dopo la decisione di chiudere la banca. Ancora incerta la data di riapertura, mentre i partiti si preparano alla resa dei conti

Meno due ma con altro sale sulle ferite. Una marcia di avvicinamento, lenta e piena di scossoni, con la leva della paura innescata e azionata da più parti, quella della Grecia verso il referendum di domenica prossima. Un sì o un no ad oggi ancora controverso e confuso, con l'Europa e la piazza a tifare per due posizioni. Ma nel mezzo le code ai bancomat, la benzina in esaurimento, i pedaggi autostradali e i mezzi pubblici gratuiti sino a domenica, il timore di giovani e anziani che il gioco sia ormai sfuggito di mano a tutti.

Le banche chiuse rappresentano un macigno troppo grande per i cittadini. Lo dice anche un sondaggio secondo cui prima della chiusura i no erano di più. Il ministro delle finanze Yanis Varoufakis ha assicurato che riapriranno già dal prossimo martedì, mentre il suo collega dell'informazione, Nikos Pappas, ha detto che il lucchetto agli istituti verrà tolto solo quando si giungerà ad un accordo con i creditori, sottolineando che il tavolo si riaprirà «immediatamente e indipendentemente dal risultato del referendum». Ma nessuno ad oggi può dire con certezza quanto durerà la nuova trattativa. Per questo ieri «Paura meccanica» è stato il titolo scelto dal quotidiano Efsyn, sia con riferimento alle lacrime televisive dell'ex campione olimpionico albanese Pyrros Dimas, da anni emigrato nell'Egeo e deputato del Pasok, che si augurava non vi fosse un rischio-povertà in Grecia come nel suo paese natale. Ma anche alle foto false che stanno girando nel Paese e che contribuiscono ad aumentare ansie e smarrimenti, giunti ben al di là di ogni verosimile livello di guardia.

È il caso dello scatto che ritrae un pensionato in lacrime con in mano tre sfilatini di pane. Non è greco, come hanno asserito alcuni tg ellenici in questi giorni accostandolo alle file per ritirare 120 euro, ma di tre anni fa in occasione del terremoto in Turchia e subito smascherato dal popolo dei social network. Ma l'angoscia intanto è diffusa in tutto il Paese e smentire serve a poco. Senza dimenticare che oggi alle ore 12 il Consiglio di Stato ellenico dovrà pronunciarsi sul ricorso fatto da due cittadini. Sostengono che il referendum presenti tre vizi di costituzionalità, quindi sia da congelare.

Non è solo alla pancia del Paese che tremano le gambe in questi giorni, ma anche alla politica. La Turchia da un lato offre aiuto finanziario alla Grecia, dall'altro fa sconfinare i suoi caccia F16, ancora una volta come da anni ormai, nello spazio aereo ellenico. I centristi del Potami chiamano a raccolta le forze europeiste di conservatori e socialisti e, con la benedizione del capo dello stato Pavlopoulos, propongono un governo di larghe intese già da domenica notte per far cadere l'attuale. Un caos niente affatto calmo a cui fanno da sfondo le parole al vetriolo del ministro della difesa Panos Kammenos, dopo aver (insolitamente) ricevuto Tsipras: «Le Forze Armate del Paese garantiscono la stabilità interna,difendono la sovranità nazionale, e l'integrità territoriale». Una precisazione rivolta a chi?

Phobos era, per l'appunto, una figura della mitologia greca. Figlio di Ares, dio della guerra e di Afrodite, dea della bellezza, incarnava la paura ed era fratello di Deimos, il terrore causato dalla guerra. Due icone negative che però avevano un volto positivo come quello della sorella Armonia. Proprio la figura che manca adesso agli undici milioni di greci.

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