Cresce la produzione industriale, non l'occupazione

Sale il numero di chi non cerca più lavoro: +51mila. Jobs Act, si teme ondata di licenziamenti

Gian Maria De Francesco

Roma Il sistema produttivo italiano è a un punto di svolta, ma le incognite sul futuro possono deprimere le speranze di ripresa. L'indice Pmi manifatturiero di marzo, che misura lo stato di salute dell'industria, ha segnato una crescita inattesa a 55,7 punti dai 55 del mese precedente, raggiungendo il livello più elevato dal marzo 2011. Si rafforzano sia le prospettive relative alla produzione che quelle relative agli occupati, mentre l'andamento degli ordinativi è invariato rispetto a febbraio.

Questi dati gettano una luce diversa e ulteriormente preoccupante sui livelli occupazionali in Italia. Ieri l'Istat ha reso noto che a febbraio il tasso di disoccupazione è diminuito all'11,5% dall'11,8 di gennaio. Il calo dei senza-lavoro non è dovuto a un aumento degli occupati (cresciuti di appena 8mila unità) ma alla risalita degli inattivi (+51mila). Insomma, è aumentato il numero di chi non cerca più un'occupazione piuttosto che quello di chi l'ha effettivamente trovata. Stesso discorso per la flessione della disoccupazione giovanile a 35,2%, minimo da agosto del 2012, ma dovuto interamente all'aumento di 38mila unità degli inattivi. La riforma Fornero continua a incidere sull'incremento dell'occupazione tra gli ultracinquantenni (+60mila), mentre cala nelle fasce d'età «under 50». Diminuisconono, infine, gli occupati a tempo indeterminato e crescono i dipendenti a termine di 23mila unità.

«L'impegno per le riforme ottiene risultati. E continua», ha commentato il premier, Paolo Gentiloni, evidentemente colto dal virus renziano dell'annuncite. Il problema non è nei due punti percentuali di distacco dalla media Ue (9,5% il tasso di disoccupazione comunitario), ma proprio nella differente evoluzione tra quadro produttivo e mercato del lavoro. Una tendenza ben sintetizzata dalle previsioni di Intesa Sanpaolo secondo cui il tasso di senza-lavoro nel 2017 dovrebbe fermarsi all'11,5%, proprio come a febbraio.

Va infatti segnalato che i 294mila posti guadagnati negli ultimi 12 mesi della rilevazione evidenziano un incremento (+1,3%) superiore a quello del Pil e che, anche ove si concretizzassero gli andamenti evidenziati dall'indice Pmi, si dovrebbe comunque raggiungere un punto di equilibrio, peraltro già ben sintetizzato da un tasso di attività (57,5%) tra i più bassi in Europa. Come ha chiosato il direttore della Fondazione Adapt, Francesco Seghezzi, «si naviga a vista». Esaurita la spinta degli incentivi 2015 e 2016 dispendiosamente varati da Renzi, le imprese utilizzano le risorse con giudizio. E c'è chi teme, come rilevato dal mensile Altreconomia, che da questo mese possa partire un'ondata di licenziamenti in quanto il Jobs Act, varato nel 2015, prevede un indennizzo fisso per i primi due anni che si incrementa a partire dal terzo. L'unica risposta è nello sblocco della leva della politica fiscale, finora «incastrata» dai mille rivoli di spesa corrente.