«Crimea, ho pensato all'atomica»

Putin in un'intervista: «La repubblica trasformata in fortezza». E denuncia il golpe in Ucraina

La Russia era pronta a innalzare lo stato d'allerta nucleare se le tensioni di un anno fa attorno alla Crimea avessero preso una piega pericolosa. A rivelarlo è il presidente russo Vladimir Putin in un'intervista alla tv Russia 1 , registrata giorni fa e andata in onda ieri. Anticipazioni del documentario, intitolato Crimea, ri torno alla madrepatria , erano già state trasmesse la settimana scorsa. Nel trailer Putin raccontava di come decise in una notte di riportare la Crimea in seno alla Russia. Ma l'intervista ripresa ieri dai media contiene ulteriori dettagli. Dalle conversazioni dell'epoca con controparti occidentali, non era chiaro - ha ammesso Putin - se queste sarebbero intervenute militarmente. E alla domanda se la Russia fosse pronta ad allertare le sue forze nucleari, il capo del Cremlino ha risposto senza indugi: «Eravamo pronti a farlo. Dissi francamente ai miei colleghi (occidentali, ndr ) che la Crimea è nostro storico territorio. I russi ci vivono, erano in pericolo, non potevamo abbandonarli».

La decisione alla fine non fu presa perché Putin riteneva che «nessuno avrebbe voluto arrivare a un conflitto mondiale». Per Putin il colpo di Stato fu messo in atto a Kiev dai «burattinai» Usa per destituire il presidente ucraino Viktor Ianukovich, che «i nazionalisti addestrati dagli Stati Uniti volevano eliminare fisicamente». Fu la Russia a pianificare la sua fuga per «salvarlo». E a fine febbraio i vertici dei servizi speciali e della Difesa si occuparono della Crimea, dove furono inviate forze russe. La Crimea fu «trasformata in una fortezza, con oltre 40 sistemi missilisti s-300 e una ventina di batterie mobili, insieme ad altre armi pesanti».