La crisi del Mar Nero agita le acque del G20 Trump: non vedrò Putin

E il principe saudita coinvolto nell'omicidio Khashoggi è indagato dai giudici argentini

Lo scontro riaccesosi tra Russia e Ucraina proietta la sua scomoda ombra sul G20, il vertice internazionale che si apre domani a Buenos Aires e che ospiterà i leader delle venti nazioni più importanti del mondo. Il presidente americano Donald Trump, dopo aver dichiarato di «non essere affatto contento di questa aggressione» riferendosi al sequestro da parte russa di tre navi militari ucraine nello stretto di Kerch, ha minacciato di cancellare il previsto incontro con Vladimir Putin. Trump ha precisato che per la sua decisione sarà determinante il rapporto completo sull'episodio che gli sarà presentato dal team per la sicurezza nazionale.

La risposta dal Cremlino, un insistente invito a confermare il faccia a faccia con Putin, non si è fatta attendere: l'incontro in Argentina «è utile per entrambe le parti - ha detto un consigliere per la politica estera del presidente russo - ed è importante per gli sviluppi della situazione generale del mondo: noi continuiamo dunque a prepararlo».

La posizione di Putin su quanto accaduto tre giorni fa all'imbocco dello strategico mare di Azov è - ovviamente - molto diversa da quella espressa da Washington. Ieri il presidente russo ha descritto l'episodio che sta preoccupando il mondo per le sue possibili ricadute sulla pace in Europa come una conseguenza «di una provocazione dell'attuale governo di Kiev, presidente compreso, in vista delle elezioni presidenziali in programma a marzo in Ucraina. È un chiaro pretesto per introdurre la legge marziale, a tutto vantaggio di Poroshenko».

Putin, che a suo modo pure guarda alle elezioni in Ucraina, ha definito sprezzantemente la presidenza Poroshenko «una fase di sbavatura politica», pronosticando che il leader ucraino sia destinato «a fare la fine di Saakashvili», il presidente georgiano nazionalista e antirusso che perse le elezioni nel 2012, si rifugiò in Ucraina e fu condannato a tre anni di carcere in contumacia. E si è detto certo che in un prossimo futuro Russia e Ucraina «torneranno a essere nazioni sorelle e molto vicine».

Per il presidente russo l'intervento nello stretto di Kerch altro non sarebbe stato che la corretta attuazione di «un dovere militare», perché i marinai ucraini (nel frattempo tutti sanzionati con due mesi di carcere preventivo in attesa del processo) a bordo delle navi non hanno risposto agli avvertimenti della guardia costiera russa.

Nonostante le esortazioni dagli Usa e dall'Europa (ieri anche il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani è intervenuto ricordando che «per noi l'integrità territoriale ucraina è essenziale» e chiedendo che Mosca rilasci i 24 marinai ucraini detenuti) nulla lascia presagire un allentamento della tensione a breve. La Russia ha reso noto che entro fine anno dispiegherà una batteria di missili terra-aria in Crimea, mentre Poroshenko ha chiesto alla Nato di «aiutarci portando le sue navi nel Mar Nero».

Tornando al G20, oltre alla questione dell'incontro tra Putin e Trump c'è quella della presenza del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, personaggio imbarazzante dopo le rivelazioni su un suo probabile coinvolgimento personale nell'assassinio del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Trump lo difende per realismo politico, e Putin appare ancor più di lui pronto a incontrarlo a Buenos Aires, offrendogli interessata vicinanza, ma sul suo arrivo pende la spada di Damocle dell'apertura di un'indagine per crimini di guerra in Yemen da parte della magistratura argentina. Da ultimo la notizia che un altro degli ospiti del G20, il leader turco Erdogan, si è ritagliato sua sponte il ruolo di mediatore che il Cremlino aveva negato al tandem franco-tedesco, telefonando a Putin e a Poroshenko e chiedendo che la questione russo-ucraina sia sollevata a Buenos Aires.