La crisi si mangia anche le caramelle dell'infanzia

Per la svizzera Nestlè, proprietaria della Perugina, il prodotto costa troppo. Così dopo 90 anni sparisce un altro simbolo italiano

Massimo M. VeroneseHanno scaricato la Rossana e senza tante smancerie. É sempre dolce, morbida dentro, dura fuori, ma ormai ha la sua età, novant'anni suonati e costa più di quanto dà. Superata come il Tamagochi, il catalogo Postalmarket e i Giochi senza frontiere. Non piace più, non rende più e la cosa, mai come in questo caso, lascia l'amaro in bocca. «C'è stato chiarito che la caramella Rossana non è stata venduta, ma che non è nelle intenzioni dell'azienda fare investimenti su questa linea perchè ritengono che il business, che rappresenta solo il 2% della quota di mercato, non regga. Noi la pensiamo in modo diverso» dice la sua Mauro Macchiesi, Flai Cgil, che rappresenta i sindacati. La sintesi è facile: la svizzera Nestlé, che da più di trent'anni ha in mano la Perugina fondata da Luisa Spagnoli, ha deciso di non credere più in questo pezzo antico e zuccheroso di storia italiana. Promette, parola del capo mercato Italia Leo Wencel, investimenti per 60 milioni di euro in tre anni, con il Bacio Perugina al centro del vassoio, anche per i mercati esteri, nessun esubero (oggi i dipendenti fissi sono 800 e 300 circa gli stagionali), nuova struttura manageriale e innovazione delle tecnologie produttive e del modello organizzativo. Ma non tutti sono convinti, come si suol dire, della bontà del prodotto a partire dagli Spagnoli, nel senso di famiglia, che si dicono amareggiati e si sa che chi ha dentro amaro, non può sputare dolce. Per loro è l'inizio della fine, la frutta prima del dessert. Le agenzie di stampa spiegano che a un capo delegazione Nestlè dichiaratosi «ottimista» dopo il confronto di tre ore con la controparte sindacale, hanno fatto riscontro le reazioni caute degli stessi sindacati e delle istituzioni locali (un piano pieno di «luci e ombre» ha azzardato il governatore dell'Umbria Catiuscia Marini). «Si è finalmente parlato di un nuovo percorso di sviluppo in grado di rilanciare la Perugina come eccellenza in Italia e nel mondo» il commento dei sindacati, che dicono di volersi riservare «i dovuti approfondimenti», ribadendo di «non condividere la volontà di vendita» delle caramelle Rossana e della pasticceria Ore Liete, considerate alla stregua di vecchi rottami della Prima repubblica.Verrebbe da dire che un'epoca è finita se decine altre epoche non fossero finite da un pezzo. Come quella del Camillino Eldorado per esempio, due biscotti e in mezzo la vaniglia, delizia senza croce per le generazioni del boom, compreso il bimbo con il dente solo vestito da cowboy; la Pasta Agnesi, quella che nei caroselli ti imponeva il Silenzio! Parla Agnesi, che però è riuscita a tornare rilanciando il prodotto e il tormentone che lo accampagnava; la Birra Messina che se l'è bevuta la bancarotta, così come la Lancia che presto per volere di Marchionne infilerà il tunnel dell'oblio. Pensare che la Signora in rosso, che deve il suo nome a Roxanne, la dama seicentesca amata da Cyrano de Bergerac, soltanto qualche mese veniva celebrata, fasciata di incarto rosso e trasparente, come simbolo di italianità globale perchè protagonista tres chic di alcune scene di «Youth - La Giovinezza» di Paolo Sorrentino. E invece per gli svizzeri era già un cavolo a merenda.