Crocetta vuole 10 milioni e continua a nascondersi

Il governatore rimanda la resa dei conti Maxiquerela all'«Espresso». E il leader regionale del Pd va a rapporto da Renzi

Dev'essere ancora colpa dello scirocco, che ti si appiccica addosso fino a rendere terra e piedi instabili, l'animo inquieto, incerta l'identità. Nemici, amici, parole, silenzi, sguardi: tutt'uno indecifrabile. Verità e finzione, dov'è più il confine?

Il governatore Crocetta, vittima e carnefice di se stesso

«Io sono stata leale con Crocetta - dice Lucia Borsellino -. Lui invece non mi ha detto tutto. Ostilità e diffidenza. Fin dal primo giorno mi ha taciuto quel che accadeva alle mie spalle». Dice Crocetta: «A Lucia ho mandato un sms scrivendole: non ti ho mai tradito, nei fatt i. L'ho sempre difesa, l'ho protetta da cose che nessuno sa». Ecco: il punto è quello che nessuno sa. Cioé niente.

Il dramma è a una svolta

Il segretario del Pd siciliano sarà domani al Nazareno, in concomitanza con l'intervento di Crocetta all'Ars (saltato ieri). Riferirà a Renzi della «situazione insostenibile», che ha portato il suo rivale, già dichiaratamente renziano, Ferrandelli, a dimettersi irrevocabilmente («Non rientro nella casa del Grande Fratello»). La sfiducia del Pd al Grande Fratello è certa, come il fatto che Renzi non voglia votare a ottobre, consegnando la Sicilia ai grillini. Crocetta ha mostrato il collo in segno di resa, «me ne vado, ma dopo aver fatto le riforme». Il che vuol dire, tra una settimana, un mese, un anno. «Deciderà l'Ars se chiudere la legislatura», dice. Il che significa, perdere un sostanzioso stipendio. La Regione ha i bilanci in dissesto, rischia un default greco: «stipendi a rischio». Se il governatore lascia, lo fa «per motivi politici e non per le false intercettazioni che hanno offeso non solo me...».

Chiesto il risarcimento all'«Espresso»

L'editore De Benedetti, raccontano, è su tutte le furie. Ha dato incarico all'ad Morandini di andare fino in fondo alla vicenda, anche perché il direttore Vicinanza non ha nulla in mano, pare. Né i nastri con l'intercettazione, né la certezza che esista; l'ha sentita, trascrivendola, solo il collaboratore Messina, che però effettivamente è stato licenziato da Crocetta tre anni fa. La fonte è autorevole, giurano in largo Fochetti, dove la notizia della causa motiva un ingiustificato ottimismo. «Si proverà la nostra correttezza», dicono. Ma l'azione intentata è civile, non si prevedono indagini di sorta. D'altronde il Procuratore di Palermo ha già detto che l'intercettazione non gli risulta. Anche il collega di Caltanissetta, Sergio Lari, smentisce qualcosa del genere «nei nostri atti». Il legale di Crocetta è da film: «Se qualche depistatore ce l'ha, la tiri fuori». Il senso è chiaro: si dibatterà di «polpette avvelenate», di «dossieraggi», dei «metodi stragisti usati contro di lui», spara a zero l'avvocato. Che citerà a giudizio anche Gasparri e il giornalista Buttafuoco, per un milione di euro (una dichiarazione e un articolo ritenuti diffamatori).

Caos in Regione. Anzi Kaos

Protesta «il popolo affamato» (Forestali, precari, disoccupati) che teme per gli stipendi; i testimoni di giustizia per gratitudine (nei confronti di Crocetta). La Corte dei conti condanna al risarcimento, per lo scandalo agli enti di formazione, anche l'attuale segretario generale Patrizia Monterosso, parte del cerchio magico che governa davvero la Regione, pare. «Clima pesante», dice Maria Falcone. E aria malata. Scirocco.