Crociata M5s sugli stipendi dei commissari Ue Ma in Italia fanno ricchi i loro consulenti

Nel mirino Juncker e Mogherini. Però non dicono che Casalino guadagna più di Conte

Carmelo Caruso

In Italia adesso sono casta, ma in Europa fingono di fare l'anticasta. Dopo aver minacciato con Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista di muovere guerra alla Francia e di chiudere il parlamento di Strasburgo, il M5s ha ufficializzato ieri l'inseguimento al commissario Ue Jean-Claude Junker che, a sentire da quanto dichiarato dal premier Giuseppe Conte, è l'uomo che ci ha salvato dalla procedura d'infrazione ma che ora, secondo il M5s, non è nient'altro che un crapulone, uno che «percepisce il 138% dello stipendio del funzionario con più alto grado della Commissione e cioè 27.436,90 euro al mese».

L'uomo che ha il compito di aprire l'Europa come una scatoletta di tonno è l'europarlamentare Ignazio Corrao che, tenetevi forte, già nel 2014 si era dotato di 11 portaborse, una piccola milizia di stipendiati tutti con iper reddito di cittadinanza e tutti pagati dall'Europa ma per incendiarla, distruggerla, sabotarla. Pizzicato dai cronisti, questo euroSavonarola non solo non cercò di scusarsi ma ammiccò al suo meridione, che tanto conosce essendo siciliano, spiegando «è così che combatto la disoccupazione». Ebbene, da ieri, Corrao ha annunciato la futura e la più incredibile delle contese, il taglio dello stipendio del commissario, dei vicepresidenti e dato che non guasta c'è anche la piazzata contro Federica Mogherini, Alto rappresentante della politica estera, italiana e del Pd. E ci sarebbe davvero da ridere se non fosse drammatico dato che la promessa viene proprio da chi, si è scoperto un anno fa, metteva a carico dell'Europa la campagna elettorale che faceva in Italia. Stiamo parlando del capo della comunicazione del M5s, Cristina Belotti, che volava e correva da Bruxelles a Roma per seguire Luigi Di Maio. A chiederle i giustificativi (a proposito, ma che fine hanno fatto gli scontrini e i rendiconti?) non fu un cerbero del Ppe ma il gruppo di cui il M5s in Europa ha fatto e continua a fare parte.

Come dunque si capisce è l'ennesimo gioco di prestigio di un movimento che voleva sfasciare tutto e che invece non sta rinunciando più a nulla. Il M5s vuole spostare l'attenzione in Europa ma solo per farci dimenticare dell'Italia: spese omeriche, collaborazioni e contratti, indennità trattenute e bonifici mai effettuati Nessuno partito aveva infatti mai pagato il portavoce del premier, Rocco Casalino (169mila euro di stipendio), più del suo stesso premier o un videomaker più di un regista (è il caso di Dario Adamo, social media di Conte con emolumenti di 115mila euro) o ancora un capo di gabinetto di un ministro più del ministro (Pietro Dettori, capo della segreteria di Di Maio per 130mila euro). Da quando il M5s è arrivato al governo, Palazzo Chigi risulta essere il centro per l'impiego a 5 stelle: amici, parenti, stagisti, vicini di casa. Perfino i giornalisti che sempre sognano di ridurre all'accattonaggio sono stati miracolati se stanno dallo loro parte (i loro collaboratori costano 1,6 milioni di euro). Ecco quindi l'ultimo salto che vogliono compiere: affamare l'Europa ma dilapidare in Italia.