Crolla il palazzo A mani nude tra le macerie: «Qui sotto ci sono ancora due bambini»

Torre Annunziata (Na) Un palazzo sventrato da una invisibile coltellata sferrata alle spalle, tra il terzo e il quarto piano. Via Rampa Nunziante è una strada che sta tra il litorale di Torre Annunziata e i binari delle Ferrovie dello Stato. Una delle arterie residenziali, borghesi della città. Ci vivono piccoli artigiani, impiegati, pensionati. Dall'alba di ieri è lo scenario di una tragedia che ha forse spezzato l'esistenza di otto innocenti. Ufficialmente sono cinque dispersi e tre vittime accertate, ma le possibilità di trovare qualcuno ancora in vita calano ora dopo ora, minuto dopo minuto. Per tutto il giorno, le squadre di soccorritori hanno fatto il possibile e l'impossibile. Hanno scavato a mani nude; si son calati nella collinetta di vetro, legno e detriti; hanno usato ecoradar, sensori e microtelecamere per incunearsi tra le macerie e cogliere qualche timido respiro. Tutto inutile, per ora.

Non si hanno notizie di Pina Aprea, una sarta di 65 anni che abitava da sola, e di due interi nuclei familiari. I Guida, padre, madre e due bambini, e i Cuccurullo: papà Giacomo, funzionario dell'Ufficio tecnico del Comune con la moglie Adelaide, detta Eddye, e il figlio Marco, di 25 anni. Nell'edificio alloggia pure un pescatore 58enne che si è salvato solo perché si è alzato molto presto per andare a tirare le reti davanti al porticciolo. Ha raccontato con gli occhi pieni di lacrime che, maledizione, aveva notato una fessura nelle mura dell'appartamento ma non si era preoccupato più di tanto. «Era un palazzo messo male ammette il sindaco Vincenzo Ascione con la faccia stravolta . Mi dispiace che un tecnico del Comune non abbia potuto accorgersi della situazione perché qualche segnale avrebbe dovuto esserci». Non è però il tempo delle recriminazioni.

Passa un vigile del fuoco con una ciotola di plastica dove sono stati raccolti tre braccialetti e un Rosario della Madonna di Pompei. Li mostra ad alcuni familiari. Nessuno li riconosce. Si prega, a cento metri dall'area dei soccorsi. La zona è stata interdetta ai curiosi e gli stessi residenti hanno difficoltà a trovare un passaggio per raggiungere i palazzi vicini. Sui binari è stato creato un piccolo ponteggio-camminamento approfittando della sospensione del traffico ferroviario, e lì è stata installata la catena di rifornimento. Alcune donne si occupano di cucinare, i mariti e i figli trasportano bicchieri, pentole e scodelle. Qualcuno fa arrivare due dozzine di piatti di plastica, eredità di una festa di compleanno di qualche giorno prima. Chi non ce la fa più si va a riposare in due piccole tende allestite in un giardino privato a una cinquantina di metri. La padrona di casa lo ha messo a disposizione dei pompieri.

Sono tutti vicini. I soccorritori, gli investigatori, le forze dell'ordine. Ci sono il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli col questore Antonio De Iesu e il comandante provinciale dell'Arma Ubaldo Del Monaco, e decine di volontari che corrono trasportando casse d'acqua, bustine di «Polase» (regalate dalle farmacie della zona) e bottigliette di bevande energetiche. A un certo punto, si sparge la voce che i gestori dei lidi antistanti Via Rampa Nunziante hanno chiuso in segno di lutto. Qualcuno che ha i familiari là sotto si arrabbia. «Chi l'ha detto che sono morti?». La notizia è vera a metà. Le spiagge sono state chiuse sì, ma i titolari e i bagnini si sono presentati al responsabile della Protezione civile per essere arruolati nelle operazioni di scavo. Hanno lasciato gli ombrelloni per impugnare la pala. Chi prima si è arrabbiato ora si gira di scatto per nascondere gli occhi rossi di lacrime. Non è però il tempo delle scuse.

La Procura di Torre Annunziata ha aperto subito l'inchiesta per crollo colposo. Il pm Andreana Ambrosino ha già fatto acquisire in Comune i documenti relativi all'immobile, risalente agli anni Cinquanta-Sessanta e costruito in tufo e cemento armato, e ai lavori che stavano interessando i piani inferiori dell'edificio. «Non vi erano ordinanze di sgombero ha spiegato il primo cittadino Erano state presentate solo due Dia per lavori di manutenzione». Pare però che delle ristrutturazioni dei due appartamenti al primo e al secondo piano, acquistati di recente da una società per 150mila euro, non fossero stati informati i vigili del fuoco. Che cos'è accaduto allora? Una spiegazione prova a darla l'ex fascia tricolore Giosuè Starita. «Al secondo piano spiega - c'era un appartamento vuoto recentemente acquistato. I nuovi proprietari avevano avviato la sostituzione del pavimento. Mi pare probabile che una negligenza tecnica durante questi lavori e la manomissione di una putrella possano avere definitivamente compromesso la statica dell'edificio». Non è però il tempo delle accuse.

I parenti non smettono di indicare a gesti dove poter continuare a scavare. Calcolano a occhio, sotto il sole che batte, il luogo in cui si trovavano le camere da letto. «Un tonfo, una grande nuvola bianca con urla strazianti che ho ancora nella testa», è la testimonianza di una donna. «Il tonfo, fortissimo, è avvenuto alle 6.25 e mi sono affacciata subito al balcone. Di fronte a me il palazzo che si sbriciolava e ho sentito aiutateci, aiutateci, urla strazianti... c'è gente che ha pensato al terremoto ed è scappata». Altri non ce l'hanno fatta.