Cubani furibondi: Obama ha ucciso il sogno americano

Le novità sull'immigrazione

«Obama mi ha ucciso!». Lo grida in un video che ha postato su Youtube a suo rischio e pericolo Alina, una cubana di colore fuggita qualche mese fa da Villa Clara che - nella sua Odissea per mezzi Caraibi alla fine era riuscita ad arrivare sino a Panama, in attesa di entrare legalmente negli Stati Uniti. Adesso però il presidente più amato dai politically correct del pianeta, lo stesso che va a braccetto con George Soros (il grande destabilizzatore dell'Occidente, andatevi a sentire che disse di lui Bettino Craxi) ma anche lo stesso che ha espulso più immigrati di qualunque altro inquilino della Casa Bianca - tre milioni in 8 anni - ha fregato Alina e altre centinaia di migliaia di cubani. Uomini e donne che non ce la fanno più a vivere nel paradiso comunista con 15 euro al mese perché questo guadagna all'Avana uno statale e che si alzavano al mattino con un solo sogno in testa, quell'American Dream inteso come fuga verso gli Stati Uniti.

«Abolendo la legge del piede asciutto e del piede bagnato spiega per telefono al Giornale Mario, un 29enne tassista cubano furente con Obama - ha aiutato questa decrepita dittatura perché, adesso, negli Usa saremo trattati come migranti in arrivo da qualsiasi altro Paese democratico e potremo addirittura essere rispediti tra le braccia di Raúl Castro, col rischio di farci 40 anni di galera o, peggio, di finire fucilati. Sono incazzato nero con Barack». Mario voleva tentare l'avventura via terra tra qualche settimana perché col lavoro da tassista aveva messo da parte negli ultimi due anni «tutti i soldi necessari per il viaggio», proprio come Alina - adesso bloccata chissà fino a quando in quel di Panama - e come migliaia di altri profughi cubani sorpresi dall'inattesa svolta obamiana in Centroamerica. È il caso di Ana, una dottoressa che «dopo avere lavorato» per la dittatura «gratis per un decennio tra Bolivia ed Africa», aveva scelto con il marito - «anche lui dottore» - la via della fuga verso Miami. «Se ci rispediscono a Cuba finiamo in carcere» si sfogano perché ora, assicurano, il loro «futuro è morto. Per questo siamo furiosi con lui. We hate Obama» si sforzano di dire in un inglese biascicato i due medici.

Il problema maggiore che spiega la rabbia dei cubani compresi quelli rimasti sull'isola, soprattutto degli over 50 - ce lo spiega però Lilli, un italiano che «per le spiagge» da vent'anni ha fatto di Cuba la sua seconda patria. «Sarà il caos assicura perché non esiste famiglia che per sopravvivere non abbia mandato, per anni, almeno un figlio a Miami, con lo scopo di ricevere i sussidi automatici sinora loro riservati e, poi, inviare un po' di soldi a Cuba. Con la fine dei privilegi d'ora in poi le rimesse, storicamente un'ancora di salvezza sociale del regime per evitare rivolte popolari, caleranno e perciò sinceramente non capisco il giubilo della stampa di regime per la stretta di Obama sui migranti cubani».

Commenti

killkoms

Dom, 15/01/2017 - 12:45

l'abbronzato ha dato il peggio di se negli ultimi giorni..!

ohibò44

Dom, 15/01/2017 - 18:07

“Yes we can”, dopo otto anni di politically correctness obamiana, è diventato, per chi fugge dalle dittature “Yes we hate him”