"Cure palliative l'avrebbero portato a casa"

«La medicina palliativa non esclude ogni mezzo di sostegno vitale: l'idratazione, la nutrizione e la ventilazione meccanica, a meno che non siano fonte di effetti avversi o che il paziente non le desideri, possono coesistere con il perfetto controllo dei sintomi disturbanti messo in atto da un buon approccio palliativo». Lo scrive l'Osservatore Romano in riferimento al caso di Charlie, sottolineando che «se fin dall'inizio della sua storia» ci si fosse interrogati sull'uso di questi mezzi di sostegno vitale, «vi è la possibilità che di fronte all'ineluttabilità della morte imminente tali mezzi sarebbero stati considerati sproporzionati ab initio e quindi non messi in atto, limitandosi a controllare i sintomi disturbanti fino al naturale e purtroppo inevitabile decesso che, a quel punto e con l'aiuto di un'equipe specializzata, avrebbe potuto avvenire anche a casa».

Secondo il quotidiano della Santa Sede, «il ruolo della medicina palliativa diviene quindi cruciale anche in questo caso: senza contraddizioni essa da un lato può accompagnare coloro che, sostenuti dalle macchine, sono comunque destinati a spegnersi per inevitabili complicazioni e dall'altro può insegnare a evitare l'accanimento terapeutico nelle cui pieghe possono celarsi insidie come quella che hanno vissuto in prima persona il piccolo Charlie e i suoi genitori Chris e Connie».