Curvy di tutto il mondo unitevi. Ora c'è l'armadio che fa per voi

Un libro dedicato alle signorine grandi forme diventa linea di abbigliamento. Per rendere glam il guardaroba extralarge. E per rivendicare l'orgoglio di essere tonde

Tanto per incominciare, «grasso non si dice nemmeno del prosciutto» e sappiate anche che tra tutti gli odiosi termini usati per indicare le tondette (cicciona, grassona, buzzicona...), l'unico ammesso con orgoglio dalle dirette interessate è «culona» perché rimanda alla Venere Callipigia (parola di antropologo: Giuliano Enzi che ha scritto Grasso è bello? , Cleup, 192 pagine, 24 euro). Se poi sapeste quanto glamour si agita sotto certe carni abbondantine e appetitose, termini tanto infelici e inappropriati smetterebbero perfino di passarvi per la mente. Comunque adesso si dice «curvy». Che è una parola soffice su cui cadere, che sa di cipria e di lustrini ma fa venire in mente anche pericolosi, esaltanti tornanti su cui arrampicarsi per arrivare in cima con la lingua a penzoloni, perché in cima c'è il premio.

«Curvy» sa di «tenetevi forte», di «allacciate le cinture» e poco importa quale sia la misura del punto vita perché «il punto vita delle donne balla più di Fred Astaire, respira, ammicca, ondeggia e risponde a qualsiasi sollecitazione. E gli uomini si dividono in due categorie: quelli che amano le tonde... e gli altri. Il segreto è organizzarsi l'agenda». Loro, l'agenda se la sono organizzata: si chiamano Daniela Fedi e Lucia Serlenga, sono portatrici sane di rotondità, e nell'estate 2011 hanno dato alle stampe Curvy, il lato glamour delle rotondità , appunto (Mondadori, 196 pagine, 17 euro) che non è un libro di moda ma un libro di modi: c'è un capitolo che si intitola «La danza della bilancia», un altro «Le tre c dell'eleganza», un altro che calcola addirittura «La formula del sedere perfetto», ma in mezzo ci sono anche statistiche che spiegano come nel 2056 mezzo mondo sarà in sovrappeso, come negli Stati Uniti il 64% della popolazione lo sia già, per non parlare del 27% che è addirittura obesa (e l'obesità causa 325 mila decessi l'anno...).

Fedi e Serlenga ci hanno affondato la penna e le emozioni nel tema, in certe carni sode che nemmeno nelle vetrine di Peck e che pure andavano «riabilitate». Perché le donne morbide sono femmine, accolgono, invogliano, intrigano, rassicurano, fanno venire l'acquolina in bocca. E in effetti, ve lo immaginate lo spogliarello di Sophia Loren in Ieri oggi e domani fatto da una di quelle «grucce da passerella»? Queste tipe emaciate e terminali con andature traballanti, e cosce montate a un quarto d'ora di distanza l'una dall'altra in mezzo alle quali potrebbe passarci un cane con tutto l'osso in bocca. Quando un abito passa dalla stampella a loro, la vestibilità è la stessa. Per forza poi che quando l'ufficio stile e l'ufficio marketing di Ovs hanno deciso di lanciare una linea glam per le tondette capace di «sghettizzarle» da un'incomprensibile e ingiusta penalizzazione di stile, il telefono delle autrici si è messo allegramente a squillare. E più o meno è andata così, che la fashion Director Donna e bambina dell'azienda, la grintosissima Caterina Salvador (la signora ha lavorato con Giorgio Armani, Calvin Klein e Dolce e Gabbana), l'amministratore delegato Stefano Beraldo e il direttore generale, Francesco Sama, intrigati dalla sfida, nello smartphone delle autrici hanno infilato grossomodo queste parole: secondo voi, cosa manca nell'armadio di una curvy, cos'è che non si trova e invece ci dovrebbe essere?? «Beh, intanto nei tailleur sembriamo subito la Merkel» hanno risposto loro. Apriti cielo... Vestire una tondetta non si limita ad allargare un vestito per magre: va proprio tutto ripensato. Orli leggermente più lunghi dietro, tailleur senza maniche, gonne con punti vita furbi, pantaloni «slancianti», tinte cosmetiche (tipo il nude), materiali pensati... E che dire del nome delle taglie?! Le tagli «forti»... Roba da acrilico e mercati rionali. Scordatevele le taglie forti (L, XL, XXL...) dalla 46 in su oggi (da Ovs) ci sono: smart, magic e lovely. Poi ci sarà un blog, tenuto dalle due irresistibili formosette: perle di ironia (come quelle che avete letto sopra) e consigli e trend e orgoglio curvy «perché curvy puoi esserlo qualche volta, ma glamorous lo sei sempre» e perché «le donne non si misurano a chili, si misurano sul glamour tutti i giorni, davanti allo specchio» e perché «la via del glamour è lastricata di elasticità» (nel libro di Fedi e Serlenga c'è anche una parte dedicata alla fondamentale ginnastica). Fatto sta che ieri è stata presentata la linea Curvyglam (infiocchettata dal sinuoso logo di Andrea Tarrella, di Verbania, un tipo che nel tempo libero salva animali esotici in difficoltà) in uno dei negozi più innovativi di Ovs, quello di via Dante a Milano (lì ci sono perfino i camerini virtuali che ti «specchiano» da cima a fondo, ti informano dei capi disponibili e delle taglie, ti indirizzano al negozio più vicino qualora quello che cerchi non fosse in magazzino) e che verrà venduta in tutta Italia e ovviamente on line. Ogni 10 del mese verrà immessa nuova merce e golfetto dopo golfetto, tubino dopo tubino, tacco dopo tacco (fino ad arrivare al costume da bagno), verrà rosicchiato il pregiudizio secondo cui una curvy, invece che vestirsi, deve solo coprirsi. È una rivoluzione questa (ieri per la prima volta una modella curvy è finita sulla copertina di Sports Illustrated ), che parte dagli scaffali e passa per i jeans e la lingerie sexy ma contenitiva. Ma d'altra parte ve la ricordate la lezione di Miranda Priestly (la tremenda direttora di Runway in Il diavolo veste Prada ) alla malcapitata Andrea Sachs (Anne Hathaway) che osa ridere per l'affannarsi dell'intera redazione attorno a una sfumatura di colore «ceruleo»? Si fa presto, cretinetta, a dire «ceruleo». Il ceruleo, che non è celeste, né blu navy, smuove il mondo. Figuratevi sulle curvy, che non è solo un modo anglo chic per dire culona. Volete un solo dato per convincervi? Ovs stacca milioni di scontrini all'anno...