Dai capretti al tifo Il regolamento è fantozziano

Bepi Castellaneta

Bari Al cuore non si comanda. Tanto più se si tratta di passione calcistica. E così no a simboli di partito, ma spazio a gagliardetti e bandierine. E fa niente se non predominano le tinte biancorosse locali a vantaggio degli squadroni del nord; e poi ancora: semaforo verde per Facebook e Twitter, ma stando bene attenti a cinguettare con moderazione; e via libera anche ai regali nel rispetto del tetto previsto. Sono alcune delle regole rivedute e corrette varate dal Comune di Bari per i suoi dipendenti. Un aggiornamento delle linee guida per gli uffici dell'amministrazione guidata dal sindaco Antonio Decaro, alfiere renziano a sud di Roma, estroso presidente nazionale dell'Anci. Il quale si è già cimentato con sortite creative: dal faccia a faccia con gli haters, vale a dire quelli che abitualmente lo insultano sul web, all'annuncio dell'imminente tour per le case dei baresi all'ora di pranzo, quando il sindaco citofonerà e si accomoderà a tavola per chiacchierare su strade rotte, immondizia e altro.

Nel decalogo si mescolano elasticità e rigidità. È assolutamente vietato esprimere opinioni che possano offuscare l'immagine della giunta. Insomma: no alle critiche, così come è proibito fornire informazioni riguardanti il lavoro sui social. Non manca un cenno ai furbetti del cartellino: si mette nero su bianco che il dipendente, dopo aver timbrato, deve recarsi alla sua postazione «senza indugio». Un capitolo a parte è riservato ai regali, tema bollente con la Pasqua alle porte e il possibile arrivo di cioccolato e agnelli. Ma se nella finzione cinematografica Checco Zalone in Quo vado? tratteggia l'impiegato come un rastrellatore seriale di quaglie, formaggi e salami, nella realtà di Bari si stabilisce che i doni possono essere accettati, facendo attenzione a non superare il valore dei 100 euro, neanche se si tratta di più doni offerti dalla stessa persona «nel corso dello stesso anno solare». Ai dipendenti non rimane che armarsi di calcolatrice.