Dai dazi alle navi militari è alta tensione Cina-Usa: "Così la pace è a rischio"

Cacciatorpediniere di Pechino vicino a colpire un mezzo americano: "Stop alle provocazioni"

La battagliera risposta di Donald Trump allo sbilanciamento degli scambi commerciali americani in favore della Cina sta compromettendo i rapporti tra Washington e Pechino. La stessa sbandierata amicizia personale tra il presidente degli Stati Uniti e Xi Jinping rischia di incrinarsi sotto i colpi dei super dazi imposti alle merci cinesi: lo ha ammesso davanti ai giornalisti lo stesso Trump, spiegando che Xi «potrebbe non essere più mio amico, ma penso che probabilmente mi rispetti».

Ma la notizia di oggi è che i contrasti in ambito economico stanno sconfinando in quello militare. Primo segnale, inviato lunedì dalla Casa Bianca, è stata la cancellazione del viaggio a Pechino del capo del Pentagono John Mattis, previsto per questo mese. Si sarebbe dovuto discutere di sicurezza ai massimi livelli, ma sarà per un'altra volta. Intanto la parola passa alle armi, anche se per fortuna soltanto a livello di provocazioni: né a Pechino né a Washington, infatti, governano degli irresponsabili pronti a spingersi a un conflitto armato tra superpotenze.

Rimane il fatto che ieri è avvenuto un episodio inquietante, con un incontro decisamente troppo ravvicinato tra navi da guerra dei due Paesi nel Mar Cinese Meridionale, che da qualche anno Xi pretende arbitrariamente di includere nelle acque territoriali cinesi. Un cacciatorpediniere americano, lo Uss Decatur, in missione vicino alle isole Spratly in un'area compresa tra il Vietnam e le Filippine, è stato avvicinato aggressivamente dalla nave da guerra cinese Luyang, che si è portata a forte velocità fino a 40 metri dalla prua intimando agli americani di lasciare la zona.

Xi Jinping, che attribuisce allo sviluppo della Marina militare un ruolo portante nella strategia internazionale della Cina, ha scelto dunque l'area nevralgica del Mar Cinese meridionale per inviare un chiaro messaggio a Trump: ecco cosa succede a chi ci pesta i piedi. In quell'area marittima compresa tra Vietnam, Filippine e il Borneo, Pechino ha lanciato negli ultimi pochi anni una delle sue iniziative più spregiudicate: ignorando le rivendicazioni di numerosi Paesi rivieraschi ha proclamato quelle acque come proprie e ha proceduto alla fortificazione di una serie di isolette, trasformandole in basi navali ed aeree. Ancora sotto la presidenza Obama, Washington reagì blandamente, rimanendo però ferma, anche dopo l'arrivo di Trump, sul principio che la navigazione in quell'area deve restare libera, ignorando le pretese di sovranità cinesi. Per questo la Decatur si trovava lì, e per questo è stata attaccata.

Pechino dunque mostra i muscoli all'America, forse contando sull'incostanza mostrata nella regione da un Trump che è passato in un anno dalle minacce di «fuoco e fiamme» alla Nord Corea alla luna di miele con il suo leader Kim Jong-un. Il dialogo sui dazi invece sembra rinviato a fine novembre, al vertice G20 che si terrà in Argentina.