D'Alema è D'Alema, a sua insaputa

La fondazione? «Non sa». Il vino? «Dei figli». Le Coop? «Non sono io». Politico? «Boh. Forse 'na vorta ». Il dalemismo inconsapevole con irritazione genetica è un effetto collaterale della rottamazione precox . È una sindrome che colpisce chi pretendeva un posto al Quirinale e si ritrova a fare il piazzista di vino, di libri o di tutti e due. I sintomi si manifestano con un progressivo delirio di onnipotenza, che nei casi più gravi arriva al «lei non sa chi sono io» o al più (...)

(...) raffinato «ma lei ha capito con chi sta parlando?». Il soggetto sviluppa in fretta una forte antipatia alle domande. Anche il più innocuo «buonasera, come sta?» può generare crisi di isteria repressa a fatica. Il nervosismo è evidente per il vibrare del labbro superiore. Non se ne comprende bene il motivo ma i malati di dalemismo portano baffetti o baffini, con un effetto che ricorda la scena finale de Il grande dittatore di Charlie Chaplin. È accertata la fobia nei confronti dei giornalisti, al primo quesito parte con una serie di locuzioni standard: «Mi dica il nome, la denuncio», «vi querelo tutti», «così mi costringe ad andare dal magistrato». È consigliato non usare davanti ai pazienti colpiti da dalemismo la parola «trasparenza». È accertata un'ossessione per Ischia, con numerosi viaggi promozionali.

La sindrome prende il nome da un autorevole politico di origine pugliese con intolleranza alla satira. La fase più acuta mostra una forma di inconsapevolezza diffusa. Provate. Chi sono i finanziatori segreti della sua fondazione? Risposta. Non è la mia fondazione. Siamo pazzi, non ve lo dirò mai. Non ne so nulla. Non vado contro la privacy. Cosa dice del vino che produce? Risposta. Quale vino? Quale azienda? Non è mia è dei miei figli. Io al massimo il vino lo promuovo. Con le coop? Risposta. Cosa sono le Coop? Non so nulla. Non vedo, non sento, non parlo. È l'ultimo stadio del dalemismo. D'Alema è D'Alema a sua insaputa.