Porto di Ostia, la cricca cercava l'aiuto del sindaco

Dalle carte emerge una fitta rete di contatti tra gli arrestati e il Campidoglio

Roma - Un filo rosso lega il porto di Ostia al Campidoglio. Fin dai tempi della sua realizzazione, nel 2001. Ma è soltanto con l'inchiesta della squadra mobile romana del 2013 che il presidente del porto turistico di Roma viene «attenzionato» dagli investigatori, pur non risultando iscritto sul registro degli indagati. Balini, responsabile secondo la nuova inchiesta delle Fiamme Gialle del fallimento della società Ati srl assieme ad altri tre arrestati, da sempre aveva una linea «riservata» con il Comune di Roma. O meglio con funzionari e politici capitolini, tanto da «ottenere, anche in tempi brevissimi, autorizzazioni e ogni altro tipo di atti amministrativi necessari al perseguimento dei suoi scopi» si legge sull'ordinanza della Procura.

Il gip Maria Grazia Giammarinaro motiva «la pregnanza delle esigenze cautelari» del presidente del porto di Ostia, evidenziandone le relazioni con Antonio Lucarelli, già capo di gabinetto presso la segreteria di Gianni Alemanno, e Francesco D'Ausilio, capogruppo del Pd in Comune. I due, però, non risultano indagati. Simili rapporti fra Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, secondo l'inchiesta mafia Capitale, e il colle capitolino. Ancora. L'uomo di fiducia di Mauro Balini, il direttore tecnico del porto di Roma, l'ingegner Paolo Solvi, ex Margherita ed ex Udc, arrestato (ai domiciliari) nel secondo filone dell'indagine «Mondo di Mezzo» nel giugno scorso, sarebbe stato un elemento chiave per il sistema di finanziamenti versati dallo stesso Buzzi all'ex presidente del X Municipio (Ostia) Andrea Tassone in cambio di appalti. Una tangente, in particolare, da 30mila euro sarebbe passata fra le sue mani.

Appalti come quello da un milione e 200mila euro passati dal Campidoglio, tramite Regione Lazio, al presidente dem, poi arrestato, Tassone per la manutenzione del verde pubblico di una strada, la via dei Pescatori, da affidare alla coop di Buzzi e compagni. La storia è nota, basta ricordare l'intercettazione del presidente della coop: «Questo verde deve ritornà tutto a noi perché... Una mano lava l'altra e tutte e due lavano il viso. Quando il presidente del Municipio che io c'ero andato a parlà... Sta facendo gli atti per darceli tutti a noi». Il direttore tecnico del porto di Roma, Solvi, del resto viene fotografato durante uno di questi incontri a tre proprio assieme a Buzzi e a Tassone in un bar di Acilia. Secondo la Procura Solvi «era stato delegato da Tassone al controllo di voti e preferenze per conto della Lista Civica Marino alle elezioni comunali del 2013». Ma è con il capogruppo Pd in Campidoglio, Francesco D'Ausilio, che Balini ha un rapporto più che amichevole, tanto da chiedergli di aiutarlo con il sindaco Marino. Il 10 ottobre 2013 Balini invia a D'Ausilio una email al veleno. Balini teme per quello che è uscito sulle pagine dei giornali riguardo all'affare dell'ampliamento del suo porto turistico. Ovvero a un paventato stop delle concessioni comunali dovuto allo scandalo filtrato sulla stampa e che riguardava un documento, procurato dall'allora numero due della Guardia Finanza Emilio Spaziante tramite il braccio destro di Balini, Cleto di Maria. «Un fratello, deppiù» dice di quest'ultimo Balini.

Fondamentale il ruolo della direttrice dell'area Programmazione grandi opere strategiche del Campidoglio Cinzia Esposito. «(...) Sono tutti incazzati come bestie perché capiscono che questo ultimo attacco gravissimo delle istituzioni a noi è completamente falso» scrive Balini. D'Ausilio risponde dicendo che ha parlato con Marino e lo ha convinto a intervenire: «In merito al grave accaduto - scrive il capogruppo Pd al presidente del porto - domani stesso Marino farà rettificare la lettera alla Esposito. Se serve facciamo anche dichiarazione pubblica. Sulla Regione serve che intervenga?». Botta e risposta, secondo lo staff di Marino, mai avvenuto.