Dalle carte spuntano anche l'Inter e Infantino

La società nerazzura: "Siamo tranquilli". Luca di Montezemolo: "Per adesso non parlo"

Erick Thohir, 45 anni, è azionista di maggioranza dell'Inter dal novembre 2013

C'è anche il nome del neo presidente della Fifa Gianni Infantino nella lista di personaggi che sarebbero coinvoli nello scandalo Panama Papers. Secondo quanto riferisce il Guardian sul proprio sito internet, l'ex segretario generale dell'Uefa avrebbe avuto un ruolo in una serie di accordi relativi ai diritti tv affidati a società di comodo in paradisi fiscali, nell'ambito di quella che i media di tutto il mondo definirono come la «Coppa del Mondo della corruzione». Il coinvolgimento di Infantino sarebbe relativo al periodo in cui era a capo dei servizio legali della Uefa. Il neo presidente della Fifa si è sempre detto estraneo ad ogni comportamento illegale. Ieri intanto sono spuntati altri nomi legati al calcio. Nei files infatti risulterebbero anche i nomi di proprietari attuali o del passato di almeno 20 grandi club di calcio, fra cui Inter, Boca Juniors e Real Sociedad. Dal club nerazzurro filtra assoluta tranquillità per la vicenda. In Olanda, il quotidiano Trouw sostiene che centinaia di olandesi abbiano utilizzato i servizi della società panamense, tra cui l'ex calciatore milanista Clarence Seedorf e il suo socio in affari, l'indimenticato terzino dell'Inter e della nazionale brasiliana Roberto Carlos. Secondo quanto riferisce l'agenzia DutchNews, l'ex giocatore di Ajax, Real Madrid, Inter e Milan sarebbe stato tirato in ballo per una società a Panama legada ad un'azienda di gioielli italiana che ha sponsorizzato la sua quadra di motociclismo con 600.000 euro. Non è ancora chiaro però se gli ex calciatori abbiano tratto profitto da alcune operazioni o se invece siano stati vittima dei suoi soci in affari. Tra i nomi eccellenti finiti nella lista c'è anche quello di Luca Cordero di Montezemolo, presidente dell'Alitalia ed ex numero uno della Ferrari: «Non voglio dire niente. Quando avrò qualcosa da dire, che sarà presto, lo dirò». Che poi aggiunge: «Quello che posso dire oggi è che nè io nè alcun membro della mia famiglia possieda alcuna società off shore, fermo restando che le società off shore non sono illegali». Sono gli italiani comunque a tenere banco. «La presenza di contribuenti italiani in queste liste che stanno venendo fuori non li qualifica di per sè come evasori. Ma sono dati oggettivamente interessanti sui quali la nostra amministrazione finanziaria andrà sicuramente a fare qualche accertamento, e sicuramente ne salteranno fuori delle belle». Lo ha detto al Corriere della Sera il viceministro dell'Economia Enrico Zanetti, commentando l'inchiesta su Panama papers. «Tra gli ottocento italiani con i conti a Panama ci sarà pure qualche contribuente onesto - sottolinea - ma non ci vuole molto per capire che la maggior parte di loro sono evasori. E se non hanno sfruttato la finestra per l'emersione dei capitali all'estero, appena chiusa, li attende un periodo di giusta e profonda tribolazione». Se hanno sbagliato pagheranno, assicura, «ma Panama o Vanuatu sono paradisi sempre più lontani, e sempremeno sicuri».