Dalle pressioni alla rinuncia: Conte si ritira dal concorso

Cattedra alla Sapienza, il premier costretto al dietrofront Ma era già partita la moral suasion sugli altri candidati

«Gli esami non finiscono mai», sospira Mauro Orlandi, professore di Diritto civile all'Università Cattolica di Milano, uscendo dalla facoltà di Giurisprudenza della Sapienza di Roma, quando la prova orale di Legal English per la cattedra alla quale aspira anche il premier Giuseppe Conte è stata già rinviata. Dopo una mattinata paradossale, si apprende che gli altri candidati per l'insegnamento di Diritto privato sosterranno la verifica insieme a Conte. Che, dice una fonte accademica, non ha affatto rinunciato alla docenza lasciata libera dal suo mentore Guido Alpa.

Tutto questo, ovviamente, prima della clamorosa marcia indietro annunciata in serata su Facebook.

Durante la giornata, invece, secondo quanto filtrava dalle stanze dell'Università La Sapienza, il rinvio della prova era stato comunicato agli altri candidati all'ultimo minuto. Altrimenti «non si sarebbero presentati», riflette una fonte che chiede di rimanere anonima. Si parla di «una comunicazione arrivata un'ora prima dello svolgimento del colloquio». Le fonti interpellate lasciano intendere che si è trattato di un pressing «informale» per ottenere il consenso al dietrofront, caldeggiato con gli altri concorrenti prima del loro arrivo in sede di esame. Così Mauro Orlandi e Giovanni Perlingieri, l'altro concorrente, ordinario di Diritto privato all'Università della Campania Luigi Vanvitelli, una volta davanti alla commissione, sono stati messi di fronte all'opportunità di «differire» la data del test orale, per sostenerlo lo stesso giorno di Conte. I due, dopo una decina di minuti di capannelli, hanno accettato la proposta, visibilmente imbarazzati. Mentre la terza candidata Marialuisa Gambini, professoressa di Diritto privato all'Università di Chieti, non si è presentata a Roma. Enrico Del Prato, professore alla Sapienza e presidente della commissione, si scusa con Orlandi e Perlingieri che «sono venuti da Milano e da Napoli». Nessun commento ufficiale.

La scelta di non ritirarsi appare in aperta contraddizione con quanto affermato dal premier dopo che il sito Politico.eu aveva svelato la sua partecipazione alla selezione. Il 6 settembre Conte in conferenza stampa aveva spiegato: «È chiaro che adesso questa mia nuova veste mi impone di riconsiderare questa procedura in corso». Nella stessa occasione, Conte precisava: «Non dovrebbero esserci conflitti d'interessi». Sulla questione i pareri sono diversi, a volte contrastanti. Ma c'è il nodo del decreto del presidente della Repubblica che obbliga un professore all'aspettativa in caso di nomina «alla carica di presidente del Consiglio». Con Conte che, se vincesse il concorso, sarebbe subito in aspettativa.

La notizia che Conte ha ottenuto un rinvio ad personam del concorso rimbalza nel mondo politico e scatena una valanga di critiche. Intanto l'ex Iena Dino Giarrusso, presentato dal sottosegretario all'Istruzione Lorenzo Fioramonti come l'uomo che può scovare i concorsi truccati, contattato dall'Huffington Post, batte già in ritirata: «Non sono io il responsabile dei concorsi». E riattacca il telefono.

A Palazzo Chigi vedono già i titoloni su giornali e Tg e nel tardo pomeriggio Giuseppe Conte compare su Facebook: «Non ho mai pensato di ricavare una poltrona a vita da questo incarico per questo volevo fare il concorso. Si è anche detto che cercavo un dopolavoro non confidando sulla durata di questo governo: fatevene una ragione, dureremo 5 anni». Alla fine, dribblando il conflitto di interessi («ho deciso per sensibilità personale»), annuncia: «Mi ritiro». Stavolta sarà vero?