Dare un tetto in tempi brevi si può: ecco come

Il comitato «Casa Italia ecologica»: moduli abitativi nella metà del tempo e a metà costo

Roma Davanti allo smaltimento delle macerie che arranca e alla ricostruzione che sta diventando una chimera c'è anche la flebile voce di chi invece propone come fare a ridare speranza, lavoro e futuro a quanti ancora nell'area del sisma del 2016 hanno avuto poco o niente.

Il comitato Casa Italia ecologica non si arrende davanti a intralci burocratici e formalismi.

Va avanti per la propria strada avendo ricevuto già, da alcuni sindaci, il placet al proprio progetto di ricostruzione di alcuni piccoli centri abitati o di realtà più estese. Costi e tempi di realizzazione sarebbero dimezzati.

«Attraverso innovative tecniche antisismiche, utilizzo di legno massello e lamellare, acciaio armonico e l'uso di soli materiali autoctoni ed ecologici, eliminando quelli tossici come tufo o mattoni industrializzati, peraltro inappropriati e privi di assoluta garanzia antisismica saremmo in grado di ricostruire i borghi e le piccole frazioni del cratere in tempi brevi e con costi più bassi rispetto allo standard corrente». Lo afferma il manager Claudio Del Monaco Fasano, esperto di tecnologie antisismiche evolute, fondatore del C.c.i.e. e presidente del Centro nazionale salubrità dell'aria che propone un piano di coordinamento nelle aree del sisma che sia imprescindibile dalle realtà locali: «Il Pil deve rimanere nelle quattro regioni del cratere. I finanziamenti che lo stato erogherà dovranno servire alle popolazioni e quindi alle piccole imprese locali. Noi proponiamo il nostro know how, e mettiamo il nostro brevetto a disposizione di tutti, a costo zero. Saranno le microimprese locali a costruire. Non noi». Afferma con decisione il professionista che tuttavia propone la realizzazione di un coordinamento Casa Italia ecologica nei singoli comuni, presieduto dal sindaco o da un assessore referente nel quale ci saranno inoltre anche i delegati progettuali del comitato, eventuali operatori finanziari locali, imprese artigiane e professionisti del posto. «Nessuna azienda fornitrice o partner stranieri» aggiunge.

In questo modo il coordinamento sarà in grado di costituire un punto di riferimento e informazione sociale, garantendo tempistica di ricostruzione e trasparenza operativa. Questa potrebbe essere davvero l'occasione per consentire ai territori di agire in totale autonomia.

Certo l'idea progettuale è allettante soprattutto se la si confronta con la quantità di risorse già impegnate per la messa in posa delle casette.

A metro quadrato le Sae costano 1.100 euro, solo per l'area interna calpestabile. Basamenti, tubazioni e massicciate a parte. Già, perché è qui che la spesa lievita: si parte da 4.500 a 5.300 euro a metro quadro (come attesta il decreto 723 del 16 giugno 2017 e il decreto 1099 del 18 agosto 2017).

Con questo assunto è chiaro che c'è poco di fantascientifico nella cifra stimata per la ricostruzione complessiva che andrebbe dai 30 e i 50 miliardi. E con un impegno temporale spalmato su 15 anni. E nel dettaglio? Tra i 215 e i 357 milioni di media per ogni comune del cratere che, ripartito per abitante risulterebbe tra i 56 mila e i 93 mila euro. Certo che il progetto del comitato Casa Italia Ecologica appare più allettante del decreto Errani. Così tanto superato da non supportare, tantomeno prevedere l'originalità di un piano di social housing veloce e facile nell'attuazione.

AA