De Luca prova a sfilarsi dai guai ma i pm lo tengono sotto tiro

Napoli Racconta chi lo conosce dai tempi di Salerno che Vincenzo De Luca fa sempre così: appena si trova nei guai, lancia una crociata e distoglie l'attenzione da quel che lo preoccupa. Con l'inchiesta di Roma, in cui è indagato per concussione per induzione in relazione alla presunta «trattativa» per addomesticare la legge Severino, il giochetto pare però non funzionare. I pm di Piazzale Clodio sono tutt'altro che distratti. I periti stanno trascrivendo i messaggi WhatsApp recuperati sulle 7 schede telefoniche sequestrate all'ex capo della sua segreteria politica, Nello Mastursi. Potrebbero esserci, in quelle chat che sfuggono alle intercettazioni, spunti utili. Sono stati sentiti, nei giorni scorsi, i due giudici che insieme ad Anna Scognamiglio (moglie indagata del presunto regista dell'accordo illecito, Guglielmo Manna) componevano il collegio che l'11 settembre scorso rigettò il ricorso dei consiglieri regionali di centrodestra, che chiedevano la sospensione dello Sceriffo, condannandoli per di più a rifondere le spese legali. Il procuratore capitolino Giuseppe Pignatone ha escluso che l'attività investigativa possa estendersi anche alla sentenza, ma gli inquirenti sono interessati a conoscere eventuali condotte «anomale» della Scognamiglio a ridosso del verdetto. Per lei, intanto, la Prima commissione del Csm ha già dato parere positivo per il trasferimento per incompatibilità ambientale che dovrà poi essere ratificato dal plenum dopo l'audizione della toga, prevista il 25 novembre prossimo. Ieri la Scognamiglio ha inviato una memoria al Csm per ribadire la propria innocenza: «Mai violato i miei doveri».I magistrati hanno, per il momento, congelato la richiesta di De Luca di essere interrogato. Se ne riparlerà tra qualche mese. Gli inquirenti vogliono prima capire perché Mastursi e uno dei protagonisti della «trattativa» nonché emissario di Manna, Giuseppe Vetrano, si siano visti a pranzo in un ristorante del Borgo Marinari il 16 luglio scorso, ad appena 24 ore dal primo round a favore del presidente di Palazzo S. Lucia. E perché sempre Vetrano abbia inviato un sms a Mastursi chiedendogli un incontro urgente «con te e Coscioni (consulente di De Luca alla sanità campana, ndr) per la questione di cui ti ho parlato». Qual è questa questione? La voce del governatore nelle intercettazioni compare una sola volta, ma i contatti tra Manna e Vetrano e l'entourage del governatore sono frequentissimi. «Ho chiesto fuori Napoli... tipo Caserta, Avellino, Benevento... - dice Manna intercettato vorrei scansare la camorra, la prima cosa». E ribadisce, in un'altra conversazione: «Dobbiamo solo fare l'incasso di quello che dobbiamo avere». Non proprio un ricatto, come pure sostiene De Luca quando dichiara di essere parte lesa. D'altronde, se fosse stato minacciato avrebbe dovuto denunciare le intimidazioni all'autorità giudiziaria. Almeno, avrebbe dovuto farlo Mastursi, il suo uomo di fiducia. Ma non l'hanno fatto. Perché?