De Rossi, Mammuccari, Belen i vip al telefono con De Carlo

Il braccio destro di Carminati e i contatti con le mogli dei calciatori (Destro e Dzemaili). Le cene con Sculli E la visita a D'Alessio il giorno dopo il furto dei Rolex

D al «mondo di mezzo» al «mondo dello spettacolo». L'ultimo degli arrestati per l'inchiesta che ha sconvolto la capitale, Giovanni De Carlo, che secondo la procura di Roma era uno dei nuovi boss della città, è stato a lungo intercettato e pedinato dal Ros.

Che, in un'informativa, ne racconta appunto i «frequenti» rapporti «con personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport».

Showgirl, calciatori, presentatori e cantanti finiscono così agli atti dell'inchiesta sulla Mafia Capitale per i loro contatti più o meno approfonditi con «Giovannone».

BELEN E LE ALTRE

De Carlo ha la disponibilità di un attico nella centralissima piazza Cavour, che pure risulta intestato a un'altra persona.

I carabinieri del Ros che lo tampinano si imbattono in una serie di visite «eccellenti». Annotando «numerosi contatti e frequentazioni di questo con le showgirl Ludovica Caramis, Alessia Tedeschi, (rispettivamente compagne dei calciatori professionisti Mattia Destro e Blerim Dzemaili) e Veronica Sciacca (ospitate per diversi giorni all'interno della propria abitazione di questi in piazza Cavour numero 10)».

Ma tra gli ospiti della «sua» casa romana Giovannone, ricordano i carabinieri, può vantare anche Belen Rodriguez e il marito Stefano De Martino, «con i quali veniva anche fotografato dalla stampa di gossip durante la loro permanenza a Roma».

Solo amicizie, precisano i Ros, senza «particolari spunti di carattere investigativamente rilevante».

Mentre per altri contatti, secondo i carabinieri, gli amici di «Giovannone» quantomeno sembrano conoscere «lo spessore criminale del De Carlo».

DE ROSSI GLI CHIEDE AIUTO

È il caso di Daniele De Rossi, stella della Roma e della nazionale azzurra. Che la notte tra 29 e 30 settembre chiama «Giovannone» che non risponde ma, poco prima delle 3, ritelefona al calciatore per chiedergli «di cosa avesse bisogno».

De Rossi gli spiega che era col compagno Mehdi Benatia (ora al Bayern Monaco) in un locale notturno, e che «aveva avuto poco prima una discussione con un ragazzo (...) e temendo ulteriori conseguenze (“no avevo pensato che aveva chiamato qualche malandrino.. qualche coattone.. ho detto famme sentì Giovanni”), aveva pensato al De Carlo affinché si potesse interessare della questione». Ma era intervenuta la polizia, e così l'allarme era cessato. De Carlo, disturbato nel cuore della notte, non se la prende affatto a male, e «dando prova di grande confidenza gli confermava di poter contare sempre sul suo aiuto (“chiamame sempre... bravo! Hai fatto bene, Danie', amico mio..”)». Sempre il Ros accerta poi «diversi incontri dello stesso (De Carlo, ndr ) presso il ristorante “Met-Villa Brasini“ di piazzale Ponte Milvio numero 34, con il calciatore Sculli Giuseppe, coinvolto nella recente inchiesta sul cosiddetto “Calcioscommesse“ ancora in corso presso la procura della Repubblica di Cremona».

A CASA DI D'ALESSIO DOPO IL FURTO

All'inizio dell'estate dello scorso anno, i ladri fanno visita alla casa romana di Gigi D'Alessio, all'Olgiata, portandosi via Rolex e gioielli per 4 milioni di euro. Il giorno dopo, i militari del Ros che stanno pedinando De Carlo sono testimoni di una scena piuttosto curiosa. Lo vedono salire su un lussuoso Suv con due uomini a bordo, e lo seguono fino alla casa del cantante, dove Giovannone «si tratteneva per una mezz'ora».

NIENTE ORMONI PER MAMMUCARI

Finisce suo malgrado intercettato pure Teo Mammucari, conduttore delle Iene insieme a Ilary Blasi. Il «noto presentatore televisivo e showman» chiama De Carlo «più volte» a giugno 2013, per chiedergli «di poter reperire sostanze dopanti», dimostrandosi così, secondo il Ros, «consapevole della caratura criminale di questo».

Il 25 giugno «Giovannone» chiama Mammucari, che gli chiede di interessarsi con il «farmacista» per una «situazione». Che diventa più chiara nella successiva telefonata. «Oh Giovanno'... me dai una mano con quella cosa che t'ho chiesto?», domanda il presentatore. «Ahò e mo ce vado... mo ce vado... mo vado e vado a vede'...», risponde De Carlo. Mammucari lo sfotte: «No perché ... Nucciatelli (fonetico) me dice “no Giovannone è un chiaccherone”, gli ho detto “no... non è vero”.

E De Carlo replica un po' piccato: «Eh ma io sì lo so eh... sono un chiacchierone, ma almeno non spiattello i cavoli tua in giro... non dico che vuoi diventa' Hulk, capito?. Ahò chiacchiero fra noi almeno... Non vado a chiacchera' in giro». Il Ros spiega che le conversazioni «volutamente evasive nei toni e nei contenuti» erano mirate a procurarsi «in via “riservata” sostanze dopanti per lo sport». Precisamente ormoni della crescita, come i militari apprendono intercettando due giorni dopo una nuova chiacchierata tra i due, nella quale Mammucari, appena tornato dalla palestra, dice di essere «molto stanco», e «si lamentava con De Carlo che non era riuscito a procurargli il Gh nonostante le assicurazioni». Il Gh, annotano i carabinieri, è appunto il Growth Hormone, l'ormone della crescita.

SOUVENIR DELLA MAGLIANA

L'informativa del Ros si concentra anche sui «luoghi» romani prediletti da De Carlo. Che oltre alla zona di Piazza Cavour, dove abita, frequenta soprattutto l'area «della movida» intorno a Ponte Milvio, a Roma Nord. Zona vivace che «non poteva tuttavia rimanere al riparo degli appetiti della criminalità organizzata che ne hanno fatto territorio di espansione di ingenti interessi economici», annotano i militari.

Che poi rivelano come «Giovannone» sia un «assiduo frequentatore» di un locale, il «Met», dove tra l'altro era stato visto anche il «Nero» Carminati. Ma la nota curiosa, sottolineata dai carabinieri, è che la scelta del luogo evoca i fasti passati della Banda della Magliana.

«Il locale - si legge nell'informativa - sorge sulle ceneri dello storico ristorante “Vigna dei Cardinali”, locale che negli anni '80 risultava essere stata una nota bisca clandestina che gravitava nell'orbita della Banda della Magliana».

Era insomma il casinò della banda, dove «più volte la settimana (...) facoltosi giocatori reclutati (...) con la falsa prospettiva di facili vincite, venivano, nella maggior parte dei casi, frodati e assistiti con dei prestiti, garantiti da assegni post-datati, appesantiti da gravosissimi tassi d'interesse».