Il declino della Pezzopane: indagata per tangenti

La senatrice Pd nei guai per due finanziamenti da 5mila euro: "È un'inchiesta a orologeria"

Roma - Stefania Pezzopane è indagata per un reato d'altri tempi: finanziamento illecito ai partiti. Guai in vista, insomma, per la senatrice dem abruzzese, già presidente della provincia dell'Aquila, che è stata coinvolta nell'inchiesta dei pm di Avezzano sulle «tangenti dei lampioni» dall'imprenditore ciociaro Angelo Capogna.

Mentre l'inchiesta di Avezzano è giunta all'avviso di conclusione indagini per i 36 indagati, tra cui politici locali a cui Capogna avrebbe dovuto versare tangenti per «favorire» l'installazione dei suoi lampioni, il filone che riguarda l'esponente dem e la violazione della legge sul finanziamento ai partiti è stato stralciato e trasmesso alla procura dell'Aquila, luogo dove il reato sarebbe stato consumato. Proprio all'Aquila Capogna è stato lungamente sentito in merito alle sue accuse contro la Pezzopane, e secondo gli inquirenti che hanno messo a verbale le sue dichiarazioni il 28 marzo del 2015, potrebbe emergere anche in questo filone un'altra ipotesi di reato, quella di corruzione. Di certo Capogna sostiene di aver dato alla Pezzopane 10mila euro, in due tranche da 5mila, prima delle amministrative del 2010. Soldi consegnati «personalmente», la prima volta «presso i container adibiti ad uffici che allora erano stati ricollocati nella zona della caserma dei carabinieri dell'Aquila», in cambio del via libera ai lavori di ristrutturazione dell'illuminazione pubblica aquilana per la società di Capogna, che però aggiunge di non avere in realtà mai lavorato nel capoluogo. E la seconda volta «presso la sede elettorale situata in zona Coppito». La Pezzopane ostenta sicurezza, dice di essere «fiduciosa nella magistratura», anche se definisce l'indagine a suo carico «un gran calderone che alla fine si chiarirà», negando di conoscere l'imprenditore Capogna e smentendo «quanto questo avrebbe detto ai magistrati». La Pezzopane, inoltre, insinua non troppo velatamente di essere finita in un'inchiesta «a orologeria», dalla strana tempistica, relativa a «fatti e circostanze avvenuti nel lontano anno 2010» e riemersi ora, «in piena campagna elettorale per le amministrative di giugno all'Aquila e Avezzano».

Malinconica la parabola della senatrice, eletta dalla sinistra a paladina antiberlusconiana al tempo del terremoto d'Abruzzo, tanto da far spiccare il volo alla sua carriera politica. Da allora però lo charme dell'ex presidente della Provincia aquilana è andato scemando, occupando più le cronache rosa e il gossip con la sua love story col toy boy Simone (che ha anticipato le magagne della fidanzata ed è imputato all'Aquila in un processo per tentata truffa), da lei difeso anche quando il ragazzo si è fatto un triste selfie tra le macerie di Amatrice. Anche le polemiche sulla ricostruzione datata 2009, cavalcate all'epoca dalla Pezzopane, sono state superate dall'attualità. Che vede procedere molto più lentamente la macchina dell'emergenza del sisma dello scorso anno.