Decreto estivo (quasi) vuoto Salvata la scheda carburante

L'unica certezza è il rinvio dell'e-fattura sugli acquisti di benzina delle partite Iva. Pace fiscale in stand by

Eliminazione dell'obbligo di fatturazione elettronica per i rifornimenti di carburante da parte delle partite Iva e, forse, l'allargamento dei regimi forfettari per professionisti e piccoli imprenditori con soglie di ricavo comprese entro i 50mila euro. Nel decreto d'estate che il governo, soprattutto nella persona del ministro Luigi Di Maio, si appresta a varare entro la prossima settimana non ci saranno misure sconvolgenti, piuttosto qualche spigolatura. In buona sostanza, per la maxi-rottamazione delle cartelle esattoriali bisognerà aspettare ancora un po'. Di reddito di cittadinanza e riforma fiscale si parlerà, a suo tempo, nella legge di Bilancio.

Le stesse dichiarazioni del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, a margine dell'Ecofin di Lussemburgo non sono state certo beneauguranti per la parte più «interventista» della maggioranza. Il titolare del Tesoro, infatti, ha rinviato alla sessione autunnale gli interventi di spesa che costituiscono il fulcro del contratto di governo tra Lega e Cinque stelle. È palese il malcontento dei due vicepremier che proprio da Via XX Settembre si aspettavano un atteggiamento meno «austero» rispetto a quello del predecessore. Ecco, perciò, che il ministro del Lavoro e dello Sviluppo, Luigi Di Maio, è tornato alla carica sul cosiddetto «decreto dignità» che originariamente avrebbe dovuto viaggiare in parallelo al decreto fiscale in modo tale che si potesse approvare prima della pausa estiva. Ma è chiaro che un impianto normativo fatto di restrizioni all'uso dei contratti a termine e alla loro prorogabilità non è certo il miglior biglietto da visita per il Carroccio la cui base elettorale è composta da pmi che utilizzano tali forme contrattuali.

Allo stesso modo, ha un retrogusto molto «sinistro» l'intenzione di limitare (e in qualche misura «punire») il gioco d'azzardo con la riduzione del numero delle macchinette elettroniche a fronte di un aumento del prelievo fiscale che potrebbe comportare maggiori introiti fino a 7-800 milioni di euro. Certo, Di Maio ha anche confermato la promessa di chiudere definitivamente la porta a strumenti come studi di settore, redditometro e spesometro, ma per un vero e proprio cambio di passo occorrerà del tempo.

Che cosa cambierà nel concreto, dunque? È alle viste una proroga di sei mesi dell'attuale regime che consente ai titolari di partita Iva di usare e vecchie «schede carburanti» quando fanno rifornimento presso le stazioni di servizio. In questo modo, si farà pace con i benzinai che hanno programmato uno sciopero per martedì prossimo e si garantirà alle aziende un periodo di tregua. La e-fattura, infatti, comporta la quantificazione immediata dell'Iva da scomputare. La proroga vale almeno un centinaio di milioni di euro. È, però, una goccia nel mare: dall'anno prossimo, come prevede la legge di Bilancio 2018, scatta l'obbligo di fatturazione elettronica tra privati e si ritornerà alla casella di partenza.

A proposito di Iva occorre ricordare che la priorità è sempre assicurarsi i 12,4 miliardi per sterilizzare le clausole di salvaguardia sull'anno prossimo. E la pace fiscale? Al momento sono in corso simulazioni sul provvedimento che, di sicuro, non si profilerà come un condono tombale: l'obiettivo è un introito di almeno 10-15 che fungerebbero, quanto meno, da copertura proprio per scongiurare l'incremento dell'imposta sul valore aggiunto. La dual tax e il reddito di cittadinanza, per ora, restano solo punti del programma. Se ne riparlerà, come detto, a settembre.