Il delirio dell'assassino: "Voglio uccidere chi mi ha rovinato"

L'immobiliarista coinvolto in un crac diceva di essere stato rovinato. Un conoscente: "Mi chiese dei soldi per un'arma"

È arrivato in Tribunale armato, l'animo divorato dal desiderio di vendetta, come lui stesso ha dichiarato ai carabinieri dopo l'arresto: «Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato». Claudio Giardiello, 57enne imputato per bancarotta fraudolenta a Milano dove ha ucciso un giudice, un avvocato, un socio e ferito suo nipote, non si sarebbe fermato. Come riferito dal ministro Alfano e confermato dagli inquirenti, l'uomo si stava dirigendo a Bergamo, dove risiede un altro suo socio che oggi non si è presentato in udienza, forse per uccidere anche lui.

Immobiliarista e professionista, due figli da un matrimonio finito molti anni fa, Giardiello è originario di Benevento. Dopo aver vissuto con moglie e figli a Brugherio fino a quattro anni fa, il 57enne si era trasferito a Garbagnate e nella sua vita era entrata un'altra donna. A Brugherio, dove la sua famiglia vive ancora, un vicino di casa lo racconta così: «Era uno riservato, schivo. Questa palazzina dove abitiamo tutti, l'ha costruita lui insieme a un altro socio, ci abitano la moglie e la figlia, il figlio più grande è andato via anni fa. Sì, era altezzoso, ma mai avremmo pensato potesse fare una cosa del genere». E qualcuno ha anche raccontato di aver visto la sua ex moglie portare a spasso il cane poco dopo l'accaduto, il volto inespressivo.

In quella palazzina probabilmente Giardiello aveva riposto le aspettative di una vita. Una carriera da immobiliarista in ascesa, nuove società e collaborazioni imprenditoriali da avviare e l'ambizione di veder crescere i suoi due figli nella serenità di una vita agiata. Il tutto è crollato e per Giardiello è arrivata la prima crisi, quella familiare: «Erano separati in casa da tanti anni, io non l'ho mai conosciuto ma di vista sua figlia sì, saranno almeno quindici anni che il matrimonio è finito, lei andava alle elementari», racconta una conoscente della figlia. La famiglia forse non ha retto le prime difficoltà lavorative di Giardiello. Negli anni lui pare abbia cercato sempre il riscatto, il tentativo di costruirsi un futuro migliore con nuove attività, soci. Poi l'ombra del fallimento che incombe, fino al crac definitivo.

Un crac che, oltre che finanziario, ha coinvolto anche la mente del 57enne che ha perso la testa ed ha cercato una pistola, l'ha comprata. Come ha dichiarato alle telecamere dei telegiornali un suo conoscente: «Era disperato, da tempo aveva giurato di uccidere il nipote e il giudice. Mi ha chiesto un prestito. Successivamente mi rivelò che quei soldi servivano per comprare una pistola a Torino e uccidere tutti. Pensavo a uno sfogo, perché Giardiello era una persona molto buona». E invece non era uno sfogo, perché Giardiello ha effettivamente acquistato una pistola. Un'arma che ha nascosto in tasca riuscendo a portarla in tribunale e poi fare fuoco su molte delle persone che riteneva responsabili dei suoi guai. Persino su suo nipote, sangue del suo sangue. E preso dal delirio di essere divenuto giustiziere di se stesso, si è forse mischiato alla gente che fuggiva urlando da Palazzo di giustizia, con ancora tra le mani la pistola, fumante dei proiettili esplosi contro qualcuno che era lì a fare giustizia, contro chi era lì ad assisterlo e chi con lui era finito nei pasticci. È facile immaginarlo con il fiato corto, il cuore che batte all'impazzata, montare sul suo scooter grigio e dirigersi verso la Brianza. Arrivato a Vimercate, forse ha deciso quale sarebbe stata la sua mossa successiva.

Forse, se i carabinieri di Vimercate non lo avessero bloccato mentre in scooter si apprestava ad imboccare l'autostrada in direzione Bergamo, avrebbe ucciso ancora. Sembra che fosse diretto a Carvico, dove abita un altro suo socio di minoranza, Massimo D'Anzuoni. L'uomo avrebbe potuto essere un ulteriore vittima di Giardiello. Arrivato in caserma a Vimercate Giardiello, barba fatta, abito elegante e occhi vitrei, ha accusato un malore ed è stato protato in ambulanza al Pronto soccorso di Vimercate. Nessuno, nemmeno un amico o un parente, sono venuti a trovarlo o chiedere di lui. La solitudine del killer.

Commenti

onurb

Ven, 10/04/2015 - 09:03

Ho visto l'intervista a questo conoscente e mi sono chiesto se è possibile che la gente possa essere così stupida da non denunciare ai carabinieri una simile circostanza. A cose accadute, questo signore avrebbe fatto bene a tacere per evitare di fare la figura del fesso. Ma si sa che una telecamera e un microfono sono più efficaci del siero della verità.