Delrio nel mirino dei trafficanti di dossier

La procura di Roma indaga sulle presunte foto dell'ex sindaco di Reggio Emilia a Cutro. Inquirenti in allarme

Le foto del viaggio a Cutro di Graziano Delrio esistono: la caccia al fantomatico dossier che servirebbe a ricattare il ministro dei Trasporti parte proprio dalle affermazioni che l'allora sindaco di Reggio Emilia - da persona informata sui fatti - fece agli inquirenti della Dda di Bologna che stavano indagando sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Emilia Romagna e che sono confluite nella maxi inchiesta AEmilia che oggi vede alla sbarra 160 persone, ma soprattutto l'alleanza cosche-coop-giunte rosse, su tutte quella di Reggio Emilia.

Nella città che diede i natali al Tricolore, stando alle risultanze degli investigatori, da tempo c'è una potente cosca di 'ndrangheta originaria di Cutro e guidata dal boss Nicolino Grande Aracri che - è questa l'ipotesi - a infilarsi nelle maglie delle amministrazioni nel Reggiano e a condizionarle politicamente.

Il 17 ottobre 2012 - come rivela il Resto del Carlino nelle pagine locali di ieri - davanti ai pm antimafia che chiedevano chiarimenti sul famigerato viaggio «ufficiale» fatto da Delrio a Cutro «perché le due città sono gemellate» il pubblico ministero Roberto Pennisi chiese all'allora sindaco: «Nel corso delle riunioni, è capitato anche che siano state fatte delle fotografie?». «Sicuramente, sì sì, parecchie, come lei immagina. Sia in Comune con tanti rappresentanti, sia per strada, molti mi salutavano. C'è molto calore e c'è molto affetto...». Il pm chiese ancora: «Durante pranzi e cene ne sono state anche fatte fotografie?». «È possibile - balbettò allora Delrio - francamente non glielo so dire. Cioè francamente non lo ricordo...». Il fascicolo è stato aperto ieri dalla Procura di Roma, guidata da un magistrato molto esperto di mafie, quel Giuseppe Pignatone già procuratore capo a Palermo durante gli anni del dopo Riina e soprattutto forte dell'esperienza alla guida della Procura di Reggio Calabria, in prima fila contro la 'ndrangheta.

L'inchiesta comunque si annuncia difficile: gli inquirenti dovranno partire dall'affermazione - tutta da verificare - contenuta in una delle intercettazioni saltate fuori nell'inchiesta sul petrolio in Basilicata. L'ex funzionario della Ragioneria di Stato e poi consulente del ministero dello Sviluppo economico Valter Pastena, in una conversazione del gennaio 2015 con l'imprenditore siciliano Gianluca Gemelli (ex compagno dell'ex ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, che si è dimessa dopo lo scandalo), dice: «I carabinieri sono venuti a portarmi il regalo in ufficio. Hai visto il caso di Reggio Emilia? Finito sto casino usciranno le foto di Delrio a Cutro (...) con quelli della 'ndrangheta... Chi ha fatto le indagine è il mio migliore amico, e adesso ci stanno le foto di Delrio con questi». La domanda è: se tra quelle foto ci sono immagini che ritraggono Delrio - a sua insaputa - con qualche mafioso, chi le ha scattate lo ha fatto sapendo che poi avrebbe potuto usarle contro il politico?

Il comando generale dei carabinieri ha già «escluso qualsiasi rapporto tra vertici dell'Arma con lo stesso Pastena, salvo quelli imposti da ragioni formali e istituzionali» legate ai suoi vecchi incarichi. Un inquirente che conosce le vicende calabresi e che preferisce mantenere l'anonimato rivela al Giornale: «Se il dossier esiste, è in mano a una serie di personaggi ben noti che si muovono tra le procure e i giornali, gente borderline che tratta senza scrupoli allo stesso modo con forze dell'ordine e mafiosi, a volte in cambio di soldi, a volte in cambio di informazioni. Gente che da anni cerca di condizionare la politica calabrese, a volte con successo».

Non è escluso che il fascicolo su Delrio non rappresenti una sorta di cavallo di Troia da usare per far confluire sulla Capitale una parte importante del filone dell'inchiesta lucana. Nel bel mezzo della guerra che i magistrati sembrano aver giurato al governo.

Twitter: @felfauman

Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Lun, 11/04/2016 - 10:05

Una buona regola è quella di non parlare di ciò che non sai, per cui mi adeguo. Resta il fatto che lo scandalo montante è quello che è emerso ultimamente in Basilicata e che è esploso grazie all'ingenuità di una ministra certamente inadeguata. Renzi pontifica, ma la magistratura locale pare si stia muovendo e la popolazione locale è esasperata. Quanto a Renzi sembra stia tornando di attualità il famoso interrogativo ciceroniano: "Quousque tandem abutere, Rentinus, patientia nostra?"

Ritratto di perSilvio46

perSilvio46

Lun, 11/04/2016 - 10:17

Le "prove" contenute nel dossier sono da verificare, come è da verificare la attendibilità del dossier stesso. Tuttavia, considerato il fango in cui nuotano Renzi ed il suo governo (Trivellopoli, Bancopoli, ecc.) e la marea degli scandali che lo sta affondando, bene farebbe il Del Rio a dimettersi, sarebbe più libero di difendersi dalle pesanti accuse che gli vengono mosse, tutte da verificare, certo, ma assolutamente plausibili dato il contesto. Si noti l'assoluta prudenza dell'Arma sull'argomento, il fatto che non abbia negato con forza dà da pensare.

Efesto

Lun, 11/04/2016 - 12:03

Ma quali dimissioni. Sono stato ad Agrigento in un posto di rilievo per anni e se volessero rovinarmi con foto e scoop sarebbe facile perché andavo a prendere il caffè al Bar Patti. Piantiamola con le illazioni e le supposizioni. I primi a dimostrarsi persone poco serie sono proprio gli inquirenti che lasciano pubblicare fetenzie prima ancora di avere le prove. Un certo Stalin diceva: "Calunnia, calunnia....qualcosa crederanno". E la gentucola crede anche per invidia, Lui Ministro, io poveraccio. Ma posso rovinarlo.