Depositate le firme per il referendum Il «no» alle riforme è già in vantaggio

Renzi trema: il 51,9% contrario. Scontro nel Pd, il premier: minoranza sempre contro? Non conta

Anna Maria Greco

Roma Le opposizioni tutte insieme, la maggioranza con il Pd in testa ma senza un drappello della minoranza dem, i cittadini nel Comitato del No: tutti in Cassazione a depositare le firme per il referendum sulla riforma costituzionale, la sfida finale per Matteo Renzi, che sulla consultazione popolare si gioca tutto. Tanto che ieri da Città del Messico il premier ha sfidato di nuovo la fronda interna, rea di essersi sottratta dalla raccolta firme per indire il referendum: «Nel Pd c'è una parte che ormai fa opposizione su tutto. Ne prendiamo atto ma non conta». Di contro la minoranza Pd, con il bersaniano Miguel Gotor in testa, spiega così la mossa: «Il referendum è uno strumento di democrazia diretta offerto alle opposizioni, non alla maggioranza». Un beau geste, insomma.

Ma i primi sondaggi, quelli di Euromedia Research e di Winpoll, non forniscono al premier buone notizie: il «no» è in vantaggio rispetto al «sì», anche se non di molto. Con il 51,9 per cento di contrari e il 48,1 di favorevoli, per Euromedia, che ha effettuato il 18 aprile il rilevamento sul voto che gli italiani esprimeranno ad ottobre.

Di pochi giorni prima, tra il 12 e il 14 aprile, è l'indagine di Winpoll: anch'essa dà i «no» prevalenti sui «sì», con il 52,5 per cento contro il 47,5, con uno scarto ancora maggiore.

Per il sondaggio di Euromedia, commissionato dalla trasmissione Rai Ballarò e realizzato con 800 interviste, la domanda riguarda l'intenzione di confermare o meno la riforma «che ha portato all'abolizione del Senato elettivo così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi». La quota di indecisi è ancora alta, il 72,4 per cento, di cui il 45,7 per cento di Fi, il 43,2 della Lega, il 25 di Ncd-Udc, il 46,5 di Fdi, il 29,8 del Pd, il 40,1 del M5S, il 31,2 di Sel e altri.

Il presidente dei deputati di Fi Renato Brunetta sostiene che la crescita prevista di chi potrà votare contro la riforma è stimata con un tasso intorno al 3 per cento e la differenza potrebbe aumentare in 6 mesi fino a 10 punti percentuali in favore del «no». «Insomma- dice - potrebbe finire 60 a 40». Rilanciando su Twitter e Facebook il sondaggio di Euromedia, Brunetta si rivolge al premier: «Il vento sta cambiando caro Renzi, gli italiani hanno capito con chi hanno a che fare. Preparati alla sconfitta delle prossime amministrative e soprattutto preparati alla bocciatura senza appello che avrai nel mese di ottobre. I cittadini, come ormai dicono tutti i sondaggi, diranno No alla tua schiforma che vuole uccidere la democrazia nel nostro Paese. Diranno No ad un presidente del Consiglio mai eletto e che con una maggioranza incostituzionale si è permesso di violare con spudoratezza la nostra Carta fondamentale. Renzi game over».