Depresso e sconosciuto agli 007 Ma legato all'islam radicale

Il tunisino una settimana fa nella Molenbeek francese I vicini: «Metteva paura». E riempiva di botte la moglie

Mohamed Lahouaiej Bouhlel sabato scorso si trovava a Mandelieu La Napoule e anche in quell'occasione non stava vendendo gelati. Il boia di Nizza nella località balneare che sorge a 40 chilometri dal luogo dell'eccidio era andato per incontrare qualcuno, o per prendere ordini. La soffiata, che arriva da fonti vicine al ministero degli Interni francese, rivela che Bouhlel si trovava nel pomeriggio del 9 luglio nella cittadina che gli 007 considerano una Molenbeek d'oltralpe. Non è un mistero che a quelle latitudini sia stato progettato l'attentato al Café Argana di Marrakech (17 morti il 28 aprile 2011) e che si troverebbe un centro di stoccaggio di Tatp, la famigerata «madre di satana», l'esplosivo utilizzato nelle stragi di Parigi e Zaventem. La cellula che agisce in piena Costa Azzurra sarebbe costituita da uomini addestrati in Siria e rientrati in Francia attraverso un salvacondotto in Grecia. Bouhlel potrebbe essere uno di loro e non un «lupo solitario». Del resto buon sangue non mente visto che il padre è stato tra i primi ad aderire al partito islamista tunisino Ennhada, ed è un personaggio noto ai servizi di Tunisi per il suo estremismo.

Si è parlato di depressione per l'imminente divorzio dalla moglie. In realtà sua moglie Bouhlel la riempiva di botte, imponendole una vita da perfetta musulmana radicale. Lui che neppure prendeva in considerazione i dettami del Corano e che da anni non osservava il mese di Ramadan. «Del resto non ha mai pregato in vita sua - racconta il fratello - però era generoso e ogni mese ci inviava denaro per costruire una casa qui in Tunisia». I vicini di Bouhlel, che abitava nella zona orientale di Nizza, lo descrivono come «solitario» e «silenzioso». Vestiva in modo semplice e informale, con short e scarponcini di sicurezza. A inquietare il vicinato erano i suoi tratti ombrosi. Jasmine, 40 anni, racconta: «Era bellissimo, ma aveva uno sguardo che metteva paura». Secondo un altro condomino, Anan, non pareva una persona affidabile e «guardava troppo le mie due figlie in una maniera che definirei morbosa». Per un altro vicino, Mohammed di 37 anni, l'attentatore «stava diventando con il trascorrere del tempo sempre più aggressivo».

Mohamed Lahouaiej Bouhlel era nato il 3 gennaio 1985 a M'saken, nel governatorato di Sousse. Ironia della sorte, nella stessa provincia d'origine di Seifeddine Rezgui, il killer dei resort di Port El-Kantaoui. Non era franco-tunisino come in un primo momento affermato dai media francesi, ma un emigrato residente in Francia dal 2011, con un permesso di soggiorno ottenuto grazie al matrimonio con una franco-tunisina residente a Nizza e dalla quale ha avuto tre figli. Il più grande sarebbe dovuto partire col padre per un periodo di vacanza a Sousse il prossimo 23 luglio. Il terrorista di Nizza faceva l'autista di camion da circa un anno e aveva una fedina penale piuttosto lunga. Era noto alle autorità come soggetto aggressivo e dedito all'uso di sostanze stupefacenti. Lo scorso maggio era stato arrestato e condannato a 6 mesi (pena sospesa) per aver scatenato una violenta rissa dopo un incidente stradale: si era addormentato al volante di un pulmino travolgendo quattro auto. Senza dimenticare le convocazioni al commissariato ogni volta che alzava le mani sulla moglie. Il 31enne tunisino ha noleggiato un camion bianco da 25 tonnellate due giorni prima dell'attentato a Saint-Laurent-du-Var, comune a 5 km da Nizza. Ha finto di dover consegnare del gelato per oltrepassare i posti di blocco attivati per chiudere la strada al traffico veicolare. Fino a trasformare una notte di festa in un incubo spaventoso per centinaia di persone.