Quel derby M5S tra il masaniello e lo schivo

Per Di Battista consensi in piazza e sul web. Di Maio punta sul riconoscimento internazionale

Dategli un palcoscenico, un microfono e una piazza. E l'effetto show è assicurato. Trenta minuti di narrazione grillina urlata d'un fiato a un pubblico che ascolta galvanizzato, si sbraccia, applaude, prima di sciogliersi in acclamazioni e cori da concerto. Se sul palco non ci fosse Alessandro Di Battista, l'atmosfera ricalcherebbe quella di un comizio di Beppe Grillo. Almeno nel risultato finale. Perché mentre il deputato scalda la piazza con il repertorio di bordate anticasta indirizzate contro i «padri» della nuova costituzione «Verdini, Boschi&Co», il video rimbalza in diretta sulla sua pagina Facebook moltiplicandosi in 10, 100, 526mila visualizzazioni, oltre ai 30mila like e alle 14mila condivisioni.

Ed ecco che l'idea del tour Coast to Coast per andare a spiegare in sella a uno scooter dalle Dolomiti alla Sicilia perché votare «No» al referendum, consegna al volto pop del M5s lo scettro di pentastellato più amato e «condiviso» dal web, con oltre un milione e 190mila followers su Facebook, senza contare i 139mila su Twitter e i 12mila su Instagram.

Numeri da fare invidia agli idoli dei giovanissimi in rete e che quantificano una popolarità che promette di riservare al fenomeno «Dibba» un ruolo sempre più di primo piano nell'era matura del post Casaleggio, dove il non-partito ha conosciuto le correnti, le divisioni e le dinamiche delle normali forze politiche.

Mentre Grillo per ora sembra avere archiviato il suo «passo di lato» ricomparendo in video, sul blog e in piazza - a sorpresa proprio accanto al discepolo Di Battista - ribadendo di fatto il suo ruolo nel Movimento, e Davide Casaleggio è saldamente alla guida del quartier generale a Milano, nella prima linea del direttorio Di Battista brilla quanto, se non di più, inizia a osservare qualcuno, il candidato premier in pectore Luigi Di Maio. Almeno nel mondo virtuale, da sempre l'habitat naturale dei grillini, dove il gradimento si misura in seguaci: 1,2 milioni quelli del deputato, contro gli 890.923 del vicepresidente della Camera. E se l'amicizia rivendicata a ogni occasione con selfie e dichiarazioni smorza qualsiasi sospetto di rivalità («Luigi è un grande, è una persona eccezionale. Sarei fiero ed orgoglioso di averlo candidato premier»), non è escluso che i due frontmen del Movimento possano presto finire per misurarsi online sul terreno delle parlamentarie in caso di elezioni.

Così simili seppur diversi. Entrambi nati e cresciuti politicamente di pari passo con l'avanzata del M5s dalle piazze fino alle porte di Palazzo Chigi. La motocicletta, i selfie, le t-shirt del primo. Il profilo riservato e istituzionale del secondo. Guascone, instancabile mattatore scuola Grillo, Di Battista intercetta le fasce più giovani che guardano ai Cinque Stelle, e ricorda alla base spesso perplessa che la rotta resta quella anti-establishment delle origini. Meno estroverso, schivo e più aderente nei modi e nei toni all'incarico che ricopre a Montecitorio, Di Maio offre ai riflettori internazionali l'immagine rassicurante e moderata di un movimento di protesta che si sente pronto a governare dopo le prove di Torino, Roma, Livorno, Parma. Già impegnato in un percorso di accreditamento dentro e fuori il Paese finalizzato a rassicurare gli scettici, a diradare le nubi che avvolgono certe posizioni di politica estera e a distribuire certezze sulla volontà di permanenza nell'Ue.

Le parlamentarie sono ancora lontane, le regole per far votare gli iscritti restano tutte da definire. Ma il responso della Rete è spesso imprevedibile.