Dieci consiglieri comunali pronti a lasciare: «Tutto da capo»

Reggello (Firenze) Oggi staccheranno l'insegna, il simbolo e le stelline. I militanti sono tutti dalla loro parte: votazione all'unanimità. Non c'è un sostenitore che si sia opposto: i pensionati, la disoccupata, l'informatico. Il comitato (Meetup) smette di esistere. Depongono la toga grillina i due consiglieri comunali. Sparisce il marchio e sparisce il nome. Tutto è cancellato, si riparte da zero, e senza Grillo. I cinque stelle non abitano più qui: Reggello è il primo comune italiano della rivolta pentastellata. Tutti gli attivisti hanno deciso di fare il grande passo, seguendo la decisione dei consiglieri Saverio Galardi, che è anche consigliere metropolitano di Firenze, e Antonio Ortolani. Entrambi, 23 anni il primo, 73 il secondo, nati lo stesso giorno, il 2 giugno, ma con 50 anni di differenza anagrafica, da oggi non porteranno più il nome del partito con cui sono stati eletti. Lasciano contro «la deriva autoritaria e antidemocratica». Con un appello: l'istituzione di un'Assemblea Costituente che formi un nuovo Movimento sulla polvere di stelle, che trovi un nuovo nome, ma rispettando i principi originari di quello che fu il più sorprendente partito dell'ultimo quinquennio, ora a rischio frantumazione.

La prova di scissione parte dalla Toscana, la regione più solidale con il deputato espulso Massimo Artini, e da cui è esplosa la grande protesta sotto la villa di Grillo a Marina di Bibbona. Reggello è capofila: un comune di sedicimila abitanti della provincia di Firenze. Proprio a Firenze sarà annunciata oggi la svolta con la Costituente. È la Leopolda grillina, anche se i ribelli respingono ogni paragone: «Non scherziamo».

Il secondo comune della scossa è Loro Ciuffenna, nell'aretino, una delle più antiche enclave grilline in Toscana, in fuga con il suo consigliere Marco Parolai: «Il consigliere e gli attivisti dichiarano all'unanimità l'uscita dall'organizzazione, ritenendo che questa abbia violato i suoi stessi principi di democrazia e trasparenza», aggiorna un comunicato. Traballano anche molti comuni dell'empolese, della Val d'Elsa, del Mugello. Si parla di dieci Meet-up stellati pronti al grande salto dell'addio.

I giacobini di Reggello non tornano indietro, chiarisce al Giornale Galardi: «Vogliamo un Movimento che si basi sugli stessi principi, ma che non sia autoreferenziale, come è adesso. Lanciamo quindi un appello per un tavolo costituente di un nuovo movimento, chiederemo anche al gruppo parlamentare di fare questo passo. La voglia di ripartire c'è». La protesta non si risolve in una difesa del deputato Artini, cacciato da Grillo perché non ha restituito parte dello stipendio: si sono verificati una serie di eventi «che hanno rotto l'incantesimo». L'ultimo: la costituzione di un direttorio che decide, benedice e condanna. In Toscana il dibattito tra chi salta e chi resta sembra tutto incentrato sulla difesa o sulla demonizzazione di Artini, attaccato per il fuori-onda della telefonata con il premier Renzi a Piazza Pulita , ma i capi-rivolta vogliono volare molto più alto: «La critica è all'intera gestione degli ultimi due anni».