Dieci parlamentari dem per il No al referendum

Roma Tante crepe, l'ultima l'addio di Gotor per le nomine Rai, e poi una rottura conclamata. Dieci parlamentari dem - sette senatori e tre deputati - raccolgono l'invito del collega Walter Tocci e firmano un documento in cui affermano che voteranno «No» al referendum costituzionale, in prossimo autunno.

A consumare lo strappo sono i senatori Paolo Corsini, Nerina Dirindin, Luigi Manconi, Claudio Micheloni, Massimo Mucchetti, Lucrezia Ricchiutti e Walter Tocci, e i deputati Luisa Bossa, Angelo Capodicasa e Franco Monaco. Spicca nel gruppo anche la presenza di Manconi, compagno della ormai ex direttrice del Tg3 Bianca Berlinguer, fresca di epurazione dopo il blitz dei vertici Rai. «I firmatari di questo documento - si legge nella nota dei dieci dem «ribelli» - sono parlamentari del Pd che voteranno no al prossimo referendum costituzionale. Con la consapevolezza che la propria è posizione in dissenso da quella deliberata dal Pd, ma nella convinzione che essa possa essere da noi assunta grazie al carattere liberale dello statuto del partito, il quale mette in conto che non si dia un vincolo disciplinare quando sono in gioco principi e impianto costituzionale. Una posizione, la nostra, che confidiamo possa essere doppiamente utile». L'invito del gruppetto - che ha rotto con la linea renziana proprio mentre il premier è a Rio per il via alle Olimpiadi - è a «centrare il confronto sul merito della riforma, anziché su pregiudiziali posizioni di schieramento». E il giudizio sulla riforma dei «dieci» è negativo, sia per il metodo che nel merito: «Disegna un bicameralismo confuso (...) un procedimento legislativo farraginoso e foriero di conflitti (...), un'esorbitante ricentralizzazione nel rapporto Stato-regioni (...), una complessiva alterazione degli equilibri, delle garanzie e dei bilanciamenti di cui si nutre il costituzionalismo tutto a vantaggio del governo». Polemico con la decisione il vicesegretario Pd, Lorenzo Guerini. «Non condivido la scelta di alcuni miei colleghi del Pd - ha spiegato Guerini- anche se, come logico, la rispetto. Constato che, tra l'altro, alcuni tra loro avevano votato il testo in Aula». Quando alla linea del partito, per Guerini il Pd resta «senza se e senza ma» per il «Sì».

MMO