"Dieselgate" contagia l'Europa. Ora tremano anche altri gruppi

Il governo tedesco ammette manipolazioni su veicoli venduti da noi. Il giallo della Bmw. Crollano i titoli auto in tutte le Borse

Il tanto temuto contagio alla fine c'è stato. Il dieselgate scoppiato negli Usa è arrivato anche in Europa rivelando che la Volkswagen ha truccato i test sulle emissioni di Co2 anche al di fuori degli States .

Un boomerang per tutto il settore auto del Vecchio Continente finito nuovamente nella bufera tra il coinvolgimento (vero o presunto) di altre case d'auto e di ben tre governi del calibro di Francia, Inghilterra e Germania.

Insomma, giorno dopo giorno, appare sempre più chiaro che il caso tedesco è solo la punta dell' iceberg di un sistema politico-commerciale truffaldino. E se in prima battuta Berlino ha respinto al mittente ogni responsabilità o coinvolgimento, ieri il ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt ha «improvvisamente» reso noto che il sistema utilizzato dalla Volkswagen per manipolare i test sulle emissioni di Co2 interessa anche i veicoli commercializzati in Europa.

Un'ammissione attesa, soprattutto alla luce del fatto che la casa tedesca, nei giorni scorsi, aveva detto che le macchine con il software truccato sono ben 11 milioni, e quelle finite sul mercato americano sono solo 500mila. Fatto sta che il governo di Angela Merkel - già nel mirino delle associazioni di consumatori tedesche che si preparano, come negli Usa, a scatenare una serie di cause legali -, è sempre più alla berlina. Quello che lunedì era inizialmente un caso imbarazzante si è trasformato, di ora in ora, in un gigantesco problema. E non solo d'immagine e credibilità. Sul governo Merkel rischia, infatti, di abbattersi una grave crisi economica del tutto inaspettata.

E il governo tedesco non è il solo nei guai. Secondo il Guardian , anche Londra e Parigi avrebbero fatto pressioni sulla Commissione europea per manipolare i test sulle emissioni di carbonio, mantenendo un sistema che permetteva di inquinare più di quanto realmente dichiarato. Il quotidiano britannico cita dei documenti dai quali risulta che i Paesi spingevano per mantenere delle «falle» nei test che permettevano di manipolare i valori, aumentando le emissioni reali del 14% in più rispetto a quanto dichiarato. Un pressing su Bruxelles che sarebbe partito almeno 4 mesi fa. Il che getta un'ombra di discredito anche sul governo europeo dando alla vicenda una connotazionne quasi più politica che industriale. Intanto, la commissaria Ue responsabile per mercato interno e industria Elzbieta Bienkowska ha chiesto alla presidenza lussemburghese di turno di mettere lo scandalo Volkswagen in agenda della riunione del Consiglio competitività del primo ottobre. Una delle proposte sul tavolo, secondo quanto riferiscono fonti comunitarie, è la creazione di un'Autorità indipendente che sostituisca quelle nazionali di omologazione dei veicoli nell'Unione. In un modo o nell'altro, l'Europa dovrà comunque confrontarsi perché la vicenda Volkswagen ha contagiato anche altri brand delle quattro ruote. Nella mattinata di ieri Seat, marchio spagnolo controllato dal gruppo tedesco, ha ammesso (dopo le pressioni nate dalle rivelazioni de El Pais ) che alcuni dei suoi modelli sono stati equipaggiati negli ultimi anni con i motori diesel tipo EA189, finiti sotto inchiesta per la manomissione delle emissioni. Si tratterebbe di più di mezzo milioni di vetture. Ma ad avere la peggio ieri è stata la Bmw. Il titolo è andato a picco in Borsa (-5,15%) sulle voci di un possibile coinvolgimento. Il quotidiano tedesco Bild , citando dati del Icct, (International Council on clean transportation), scrive che anche alcuni modelli di Bmw avrebbero violato le norme sui tetti di emissione dei gas di scarico. La società ha smentito categoricamente, ma ormai il danno era fatto. A risentirne è stato tutto il settore auto. Volkswagen, è finita con un lieve rialzo (+0,58%). E peggio è andata a Renault (-1,94%), Peugeot (-3,67%) e Fca (-7,5%).

Oggi, comunque, Volkswagen farà i nomi dei responsabili dell' affaire . Secondo due fonti della compagnia, il consiglio di supervisione dell'azienda tedesca non si limiterà ad annunciare il successore dell'ad Martin Winterkorn, ma inizierà anche a rivelare chi sono i responsabili della manipolazione tecnologica. Basterà a tranquillizzare il mercato? L'impressione di esperti e analisti è che sia solo l'inizio di un terremoto che cambierà per sempre il mondo dell'auto a livello mondiale. E le sorti di un'Europa che iniziava ad uscire dalla recessione.