Dieselgate, ultimo atto Arrestato il boss di Audi «Può occultare prove»

Il manager Rupert Stadler è coinvolto nella falsificazione delle emissioni dei motori

L'arresto di Rupert Stadler, amministratore delegato di Audi (gruppo Volkswagen), ha segnato ieri una nuova puntata del dieselgate. Lo scandalo dalla falsificazione delle emissioni di auto munite di motore diesel, emerso nel settembre del 2015, è costato finora al colosso di Wolfsburg una trentina di miliardi di euro tra sanzioni, rimborsi, richiami e riparazioni. Ancora di più se si considerano i danni reputazionali. E il conto potrebbe aumentare vertiginosamente come dimostrano i recenti sviluppi giudiziari.

Il fermo, secondo quanto spiegato dalla procura di Monaco, è avvenuto per il rischio di inquinamento delle prove. La notizia è arrivata a pochi giorni di distanza dalla perquisizione della residenza privata dello stesso Stadler per la ricerca di prove a sostegno dell'indagine. Il manager era finito nell'occhio del ciclone lo scorso inverno quando i pubblici ministeri di Monaco avevano avviato le perquisizioni della sede centrale di Ingolstadt proprio mentre Stadler teneva la conferenza stampa annuale dell'azienda. A giudizio dell'accusa, Audi avrebbe venduto negli Stati Uniti e in Europa, a partire dal 2009, almeno 210 mila automobili con motori diesel dotati di software in grado di alterare emissioni. Fino a pochi mesi fa Audi era rimasta abbastanza ai margini del dieselgate (per cui si parla di 11 milioni di vetture coinvolte). Non è un caso che il valore del brand a quattro cerchi sia cresciuto, secondo le classifiche di Interbrand, dai 7,8 miliardi del 2013 agli attuali 12 miliardi, più di Volkswagen (ferma a 11 miliardi).

A preoccupare il mercato (ieri Volkswagen ha perso il 2,1% sul listino di Francoforte), è il vuoto di leadership che il fermo di Stadler potrebbe creare all'interno del gruppo in un momento quanto mai delicato. Herbert Diess, nominato ad di Volkswagen lo scorso aprile, sta infatti cercando di introdurre una nuova struttura di gestione all'interno del colosso di Wolfsburg, dopo che il dieselgate ne ha falcidiato i manager nel corso degli ultimi anni. Ieri Stadler, ritenuto l'ultimo esponente della vecchia guardia dopo le uscite di scene dei vari big (Ferdinand Piëch, Martin Winterkorn e Matthias Müller), è stato sospeso dal ruolo dal consiglio di sorveglianza. Secondo quanto riportato dall'agenzia tedesca Dpa, l'olandese Bram Schot sarebbe già stato nominato alla sostituzione di Stadler e la ratifica potrebbe essere comunicata oggi.

Non si tratta però solo di un eventuale problema di governance. Diess infatti, nel tentativo di buttarsi alle spalle lo scandalo dieselgate, sta guidando la svolta elettrica della Volkswagen. Il manager si propone di destinare entro il 2022 sedici fabbriche del gruppo alla produzione di vetture elettriche e di produrre fino a tre milioni di veicoli elettrici all'anno entro il 2025. E per Audi proprio il 2018 dovrebbe essere l'anno della svolta con 20 lanci sul mercato compreso il primo modello di serie totalmente elettrico. Audi nel 2017 ha prodotto più di 1,87 milioni di autovetture, record nella storia del marchio. Il brand di lusso del gruppo di Wolfsburg può poi contare su un giro d'affari di 60,1 miliardi e su un utile operativo di 4,67 miliardi, al netto del conto del dieselgate (387 milioni). Volkswagen vanta complessivamente un fatturato di 230 miliardi e un utile netto di 13,8 miliardi.

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MaddyOk

Mar, 19/06/2018 - 10:21

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