Dietro le telefonate di De Giorgi guerre per miliardi mai arrivati

Esercito e Marina contro per stanziamenti promessi e poi rimangiati. E il Pd mai neutro

Diana Alfieri

La sollecitudine dell'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di Stato maggiore della Marina, rivelata dalle intercettazioni di Potenza, si può comprendere solo inquadrandola nel contesto politico-finanziario nel quale si svolgono le vicende. L'11 maggio 2015, conversando con l'imprenditore Nicola Colicchi, De Giorgi si riferì all'opportunità di «far chiamare il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e farle capire ...che ha rotto i c...». Colicchi, invece, reputava necessario fare in modo che tra Pinotti e il capo di Stato maggiore della Difesa, Claudio Graziano, «si creasse una crepa».

Perché questi toni? Semplice, quattro mesi prima De Giorgi e tutta la Marina Militare erano stati buggerati dalla Camera. La Commissione Difesa, infatti, per mano del renziano Gian Piero Scanu aveva ridotto di 1,6 miliardi lo stanziamento di 5,4 miliardi originariamente previsto dalla Legge Navale per il rinnovo della flotta attraverso le fregate e gli altri mezzi costruiti da Fincantieri. «Scanu ha fatto il pazzo (...) il gruppo del Pd è contro di lui», racconta De Giorgi in un'intercettazione di quel periodo. Gli stanziamenti per le navi della Marina sono in capo al ministero dello Sviluppo economico e non alla Difesa. Ecco perché tra un'intercettazione e l'altra spuntano anche Gianluca Gemelli, partner dell'ex ministro Guidi, e il consulente del ministero dello Sviluppo, Valter Pastena che De Giorgi definisce «l'uomo che ha scritto materialmente la Legge Navale». Purtroppo le cose non andarono come previsto e quei 5,4 miliardi diventarono 3,8 con generale insoddisfazione. Dell'ammiraglio De Giorgi, di tutti gli apparati del ministero di Via Veneto e finanche della Fincantieri che faceva affidamento su quelle commesse per ammodernare una flotta vecchia.

Ecco, quindi, che in questo milieu politico cominciano a circolare veleni. Non è più questione di una lobby, come viene descritta dai magistrati potentini, che potrebbe aver utilizzato mezzi poco leciti per far proliferare i propri affari. È proprio una battaglia fra fazioni che si scontrano per gestire un budget. Se da un lato si delinea la contiguità fra lo Sviluppo, De Giorgi («querelerò gli autori del dossier contro di me», ha detto ieri) , Colicchi e Fincantieri. Dall'altro lato il ministro Pinotti, con il generale Graziano, con Esercito e Aeronautica e il principale fornitore di sistemi di difesa italiano, cioè Finmeccanica. Non che la holding guidata da Mauro Moretti non collabori con la Marina (a fine 2014 aveva sottoscritto un accordo per integrare l'offerta con Fincantieri), ma nella percezione di questi «addetti ai lavori» è ritenuta più vicina all'Esercito. Sullo sfondo il Pd di Renzi, che pare più «amico» della titolare della Difesa che degli altri. È lo stesso De Giorgi a rivelare lo stato dell'arte in un'altra intercettazione con un manager di Fincantieri del maggio 2015 nella quale sottolineava di «essere in continua lotta con Graziano che, a suo dire, cercava di recuperare fondi del ministero dello Sviluppo in favore dell'Esercito, sottraendoli alla Marina Militare». De Giorgi confidava in un'altra conversazione con l'ammiraglio Girardelli che «Pinotti si fidava di Graziano, che tuttavia si stava mostrando scorretto». E non è detto che la battaglia sia finita.

Commenti

MARCO 34

Mer, 13/04/2016 - 20:00

Questo articolo mi sembra più credibile delle bufale sull'Amm. De Giorgi.