Dietrofont grillino: «Ci siamo al 100%»

Di Maio corregge il tiro dopo le polemiche sul mancato voto al canguro

Francesca AngeliRoma Renzi vuole dire fiducia. Il ddl Cirinnà è finito in un cul de sac ma il premier non molla e tira fuori il solito asso nella manica sventagliando la minaccia del ricorso alla fiducia. E anche se per l'ennesima volta significa mettere con le spalle al muro soprattutto i suoi compagni di partito dissidenti (in un questo caso i cattodem) con la fiducia numero 51, non c'è dubbio che il primo obiettivo di Renzi, mettere in difficoltà i grillini, è già centrato. Se la legge dovesse affondare Renzi avrà buon gioco a dire che è tutta colpa dei grillini soprattutto ora che ha nuovamente fatto ricorso al jolly della fiducia.Un passo che può mettere al riparo la Cirinnà dal naufragio delle secche parlamentari ma che espone Renzi all'accusa, fondata, di cancellare qualsiasi tipo di confronto su un delicato tema etico, abusando di un meccanismo che dovrebbe essere impiegato soltanto per casi eccezionali e sicuramente non per un testo per il quale è stata più volte richiamato il rispetto per la libertà di coscienza.Il record di ricorso alla fiducia spetta ancora a Mario Monti che in 18 mesi l'ha usata 51 volte. Ma ecco che Renzi si prepara ad equipararlo almeno nel numero anche se su un periodo di tempo più lungo. Con due anni precisi di governo e 50 voti di fiducia già all'attivo Renzi si piazza molto bene con una media di richieste pari ad oltre due fiducie al mese e dunque una ogni due settimane. Il ricorso alla fiducia è stato reiterato per motivi diversi: semplice fretta o impossibilità di superare altrimenti le divisioni interne ad una maggioranza «arlecchino» che vede travolti da un insolito destino di cammino comune Pd e Ncd. Ricorso alla fiducia spesso e volentieri dunque per riforme davvero cruciali come l'Italicum e il Jobs Act ma anche per provvedimenti di routine come il classico Milleproroghe.Certamente in questo caso il premier non aveva molte vie di uscita dopo la mossa dei grillini. Renzi non ha gradito lo stop imposto dal M5S all'iter delle unioni civili la scorsa settimana con il rifiuto di votare il maxiemendamento canguro che avrebbe permesso di aggirare quasi tutte le richieste di modifica.Il punto è che i peggiori nemici dei grillini sembrano essere proprio i grillini perché con questa scelta rischiano di apparire come la prima e vera causa dell'affossamento della legge che riconosce i diritti civili degli omosessuali.Se ne deve essere reso conto molto chiaramente il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, che ieri, intervistato a In mezz'ora su Raitre, ha assicurato che «sulle unioni civili il M5S non ha mai cambiato idea». Rivolto al premier Di Maio ha lanciato un appello assicurando che «sulle unioni civili i grillini ci sono al cento per cento» precisando che non si vuole votare per il canguro perché «è un'autostrada verso la dittatura». Di Maio ha pure precisato di essere a favore della stepchild adoption ma che su questo punto «verrà lasciata libertà di coscienza».Renzi non ha risparmiato ai grillini anche una presa in giro diretta con l'imitazione della senatrice Paola Taverna che ipotizza un «complotto» contro M5S. Imitazione che ovviamente fa infuriare la Taverna che prontamente profetizza per Renzi «una carriera da pagliaccio».