«Difendersi in casa propria è un diritto»

L'onorevole Gelmini (FI) promotrice di una raccolta firme per cambiare la legge

Chiara Campo

Una legge «seria» sulla legittima difesa. Lo slogan della nuova campagna di Forza Italia è «Difendersi è un diritto. Sempre». E parte oggi da Milano la raccolta firme per chiedere con voce (più) forte al Parlamento di discutere la proposta di legge depositata già nel 2015 dal vicecapogruppo vicario alla Camera e coordinatrice lombarda del partito Mariastella Gelmini. Un testo diventato ancora più di attualità dopo il caso di Davide Fabbri, il barista di 52 anni ucciso sabato scorso da un rapinatore a Budrio, in provincia di Bologna, o del ristoratore del lodigiano, Mario Cattaneo, che il 9 marzo ha sparato con il fucile a un romeno sorpreso a rubare nel suo locale. «Difendersi in casa propria o nella propria attività deve essere sempre legittimo - puntualizza la Gelmini -. Questo non vuol dire favorire la giustizia fai da te o lo sparo libero, ma tenere conto che la giusta reazione immediata a un'offesa ingiusta non può e non deve essere perseguibile. Non ci possono essere tentennamenti, discrezionalità, dubbi interpretativi nel valutare il comportamento di chi reagisce per difendere sè e i propri cari». Invece, denuncia la deputata azzurra, «oggi chi è costretto a difendersi viene iscritto nel registro degli indagati, subisce lunghi processi, si sobbarca le spese legali. É inaccettabile. Con la nostra proposta di legge vogliamo ampliare i confini della legittima difesa, basta una semplice modifica all'articolo 52». Che sintetizza in poche parole: «Il cittadino che viene sorpreso, magari di notte nella propria casae agisce per difendersi, forse anche andando oltre l'offesa, deve avere l'esimente dell'avere agito in stato di concitazione e di paura. Avanziamo una causa di giustificazione della responsabilità, legata al fatto che la persona presa alla sprovvista può non comprendere subito il grado dell'aggressione». E nonostante il pdl targato Fi e condiviso dalla Lega (che ha presentato un testo simile) sia in stand by dal 2015, in Commissione Giustizia alla Camera ha imposto come testo base della discussione una proposta del Pd David Ermini che «non allarga i confini della legittima difesa ma anzi - contesta Mariastella Gelmini - è anche tecnicamente sbagliata e rischia di generare dubbi interpretativi, sarebbe un ulteriore passo indietro. Si aggrava la posizione di chi si difende, che viene iscritto di default nel registro degli indagati». Già scavalcando la proposta azzurra «la maggioranza ha violato lo spazio che appartiene all'opposizione, ma ancora più grave è che dopo aver perso due anni la sinistra depositi un testo sbagliato e che va a intervenire solo sull'articolo 59, le circostanze del reato. Questo la dice lunga. Il tempo dei cavilli è finito, lo Stato si deve schierare dalla parte dei cittadini onesti, non di chi delinque».

Un mantra che qualche ora più tardi, sempre negli uffici del Comune di Milano, ripetono le vittime di rapine in villa, sequestri in fabbrica, o protagonisti di sparatorie per legittima difesa. Il 7 marzo si sono uniti nell'Osservatorio nazionale per il sostegno alle vittime, ieri si sono visti per una riunione operativa. Fabio Misuri nel 2013 venne aggredito da uno sconosciuto per strada. Acido corrosivo e 5 coltellate alle spalle. L'autore è in carcere ma «la figura della vittima non esiste, ti trovi a sobbarcarti spese psicologiche e legali. Ognuno di noi ha scritto lettere raccomandate alle istituzioni ma nessuna risposta, ora ci siamo per chiedere aiuto con lettere aperte». C'è Federica Raccagni, moglie di una vittima ferita a morte durante una rapina in casa a Brescia nel 2014. O Roberto Zancan, gioielliere di Ponte di Nanto (Vicenza). La prima volta è stato «sequestrato in villa e picchiato selvaggiamente da 4 delinquenti dell'est. Quando sono tornati ho sparato a vista per allontanarli e la polizia mi ha trattato come un esagitato». Nel 2015 un commando armato ha assaltato la sua gioielleria. Uno dei rapinatori rimase ucciso da un colpo di fucile sparato dal benzinaio Graziano Stacchio intervenuto per difendere la commessa all'interno. «Io mi salvai per miracolo».