Difesa ragionata dello spreco, l'ultimo argine al pauperismo

di Annalisa Chirico

L o spreco, che iattura. Sprechiamo un sacco di cose. Io ho troppe scarpe che non uso, eppure non le ho mai considerate uno spreco. Mi basta guardarle, e il mondo è più rosa. Se invece penso al tempo che dedico alla lettura di deliranti messaggi su Twitter, all'aggiornamento degli status su Facebook, alla ricerca dell'uomo sbagliato, quello sì, è tempo sprecato. E il tempo non torna indietro, non lo vendono a ore: è il più imperdonabile degli sprechi. C'era già il 5 febbraio, giornata per la prevenzione dello spreco alimentare. Adesso vogliono istituire quella contro gli sprechi generalizzati. Dallo scorso lunedì il palazzo che ospita il caffè Radetzky a Milano è rivestito di ghiaccio: con questa trovata pubblicitaria si inaugura la crociata contro gli sprechi energetici. Su Twitter impazza l'hashtag #odiamoglisprechi, Chiara evidenzia il ruolo della famiglia: «Se spengo la luce quando non serve lo faranno anche i miei figli». Luca è più raffinato: «Tutti odiamo chi fa da mangiare in abbondanza e butta, chi spreca i soldi solo perché ne ha tanti».

In tempi di decrescita infelice, magnificamente rappresentati dall'albero di Natale che si staglia, nella sua disadorna malinconia, nel centro di piazza Venezia a Roma, la riflessione contro lo spreco si trasforma nella demonizzazione del consumo. A ben vedere, lo spreco non è uno scandalo ma una condizione esistenziale. Dipende dalla percezione soggettiva: se salvare quel bene comporta uno sforzo maggiore che scartarlo, io scelgo di sprecare. E nella mia decisione non c'è una massima di vita, non sono per questo una persona moralmente peggiore.

Se non fosse che viviamo sotto la dittatura del moralmente corretto, e al mattino, quando apro il rubinetto e lo lascio aperto mentre do un'occhiata all'ultimo whatsapp e spremo il tubetto del dentifricio e salgo sulla bilancia e l'acqua scorre, dovrei sentirmi in colpa. Per i soloni antispreco io dovrei sentirmi in colpa. Invece no, spiace deludervi, ma non ho alcun senso di colpa.

Anzitutto non è vero che i nostri sprechi impoveriscono gli altri. L'acqua che sprechiamo non servirà a dissetare i bambini nel deserto africano. Se non ci fossero i ricchi che consumano, i poveri sarebbero più poveri.

Nel pauperismo ipocrita in voga, il maglione da 700 euro indossato da Agnese Renzi provoca una polemica rovente. A Londra la premier Theresa May viene infilzata dalla collega di partito per aver posato con un paio di pantaloni di pelle da mille sterline. Altro che sprechi: con l'aria che tira servirebbe una campagna per i consumi. Grazie al libero mercato viviamo più a lungo e meglio, in una condizione di benessere senza precedenti. Lo spreco non è scandalo né viatico per la felicità. Il tempo invece sì: fatene tesoro.