Diktat alla fronda Pd: riforme il 15 ottobre

Ultimatum del segretario al Senato, dove rischia di non avere tutti i voti Ncd

Roma - Nella guerra interna al Pd sulla riforma del Senato è il momento delle donne. Tocca al ministro Maria Elena Boschi vincere le resistenze interne ed al presidente della commissione Affari costituzionali, Anna Finocchiaro, superare gli ostacoli facendo slalom tra i paletti posti dalla minoranza rumorosa del Pd, i 25 senatori dissidenti. A 24 ore dall'incontro previsto per oggi a Palazzo Madama, Matteo Renzi a Porta a Porta ha ribadito che sulle riforme «non si può ripartire da capo ed entro il 15 ottobre con la terza lettura la partita si chiude» e ha calato l'asso, ovvero la Boschi, scesa in campo mediatico con un'intervista ad Uno Mattina . In forma smagliante il ministro ha ribadito quanto in fondo è sempre stato chiaro fin dall'inizio ovvero che, ferma restando una generica volontà di dialogo, non ci saranno «mediazioni al ribasso» e modifiche sostanziali. La Boschi sfoderando il suo più angelico sorriso ha anche chiarito quanto conti la resistenza interna. «Gli italiani ed in particolare i militanti del Pd non ne possono più delle diatribe tra correnti, il popolo del Pd è con noi» ha tagliato corto il ministro. L'incontro con i senatori per la Boschi non è uno snodo cruciale. «Il giorno decisivo per la riforma costituzionale - dice - sarà il prossimo anno quando avremo il referendum e gli italiani diranno si o no alla riforma». La Finocchiaro da parte sua non molla l'osso e si dice «favorevole a tutti i confronti, tutti gli incontri e tutti i dialoghi possibili, non uno di meno».

Certo risulta difficile capire come si possa trovare una mediazione con i dissidenti vista la posizione ribadita dal senatore Vannino Chiti che propone un'emendamento soppressivo all'articolo 2 per mantenere l'elezione dei senatori da parte dei cittadini. E se questa mediazione non ci sarà la Boschi ha già una vetrina mediatica, un'intervista con la Gruber questa sera a Otto mezzo per far capire a chi attribuire la colpa di una eventuale rottura interna al partito: alla minoranza Pd.

Il fronte interno però non è l'unica spina nel fianco del premier. Renzi punta a far perdere 4 o 5 dissidenti al gruppo di minoranza per poi procedere all'approvazione della riforma con i voti dell'ala verdiniana. Ma intanto dentro l'Ncd cresce il malcontento e la volontà di rivalsa del gruppo antirenziano. E senza tutti i voti dei senatori Ncd Renzi non può rischiare di andare alla scontro. I tempi per l'approvazione della riforma potrebbero allungarsi.

Renzi oltretutto vede profilarsi all'orizzonte per la prima volta un possibile valido antagonista, membro di quel movimento ispirato dai governatori Pd alternativi al premier come Michele Emiliano, che stenta a vedere la luce ma non è escluso che nasca. Si tratta del governatore della Toscana, Enrico Rossi, che con l'annuncio di una possibile candidatura alle primarie del 2017 ha già provocato la rivolta dei fedelissimi di Renzi.

Commenti

fcf

Mar, 08/09/2015 - 09:47

Riusciranno i comunisti a smettere di far solo del male all'Italia?