La disfida del bikini tra chi può scegliere e chi lotta per averlo

Da una costa all'altra del Mediterraneo tutto cambia. Stavolta non parliamo di gommoni carichi di migranti e di giovani «salvatori» che fanno ciao ai trafficanti di esseri umani. Da una sponda all'altra del «mare di mezzo» mutano i dilemmi estivi di noi donne. Sulle spiagge di Porto Cervo, Forte dei Marmi e Gallipoli le bagnanti si arrovellano attorno al dilemma di questa rovente estate: bikini o costume intero? È noto che, più di francesi e tedesche, le donne italiane, circa 8 su 10, prediligono il due pezzi inventato poco più di 70 anni fa dal sarto francese Louis Réard. L'accoppiata di reggiseno e mutanda che consente di abbronzarsi con l'ombelico in vista è da sempre la più amata dalle donne. Eppure mai come quest'anno il costume intero che fascia fianchi e addome sembra aver stregato il gentil sesso: su Instagram pullulano le foto di vip che sfoggiano modelli one piece. Più confortevole e raffinato, l'intero conferisce un tocco chic, avvolge le rotondità delle curvilinee e mette in risalto la silhouette definita delle atletiche. Sgambato e con le spalline sottili, è il must della stagione. Certo, per le patite dell'abbronzatura non è la soluzione ideale ma gli esperti di stile suggeriscono il rimedio dell'alternanza: bikini nelle ore di elioterapia e pezzo intero per l'aperitivo.

Invece sulla sponda opposta del Mediterraneo, ad Annaba, litorale Nord-Est dell'Algeria, quest'anno il bikini è il simbolo della rivolta. La legge non vieta il due pezzi ma l'intolleranza degli islamici conservatori ha reso necessario l'intervento della polizia per proteggere alcune decine di ragazze ribelli che hanno osato sfidare i divieti. Al termine del Ramadan, attraverso un gruppo segreto su Facebook le sediziose si sono date appuntamento in spiaggia per affermare il sacrosanto diritto di esporsi al sole in libertà. Da allora gli appuntamenti a sorpresa si ripetono, talvolta gli agenti della polizia devono intervenire per richiamare all'ordine qualche marito scandalizzato dall'esibizione di tanta epidermide. Non mancano insulti e offese, ma tutte insieme si sentono più forti. Del resto, se va garantito il diritto di quante vogliono stare in spiaggia in burkini (la muta da sub che copre il corpo intero), va ugualmente preservata la libertà delle donne islamiche che invece prediligono il due pezzi senza sentirsi per questo meno devote. «Non vogliamo cambiare i punti di vista - ha dichiarato una delle organizzatrici - ma inculcare la tolleranza perché ogni donna si senta libera di indossare quello che vuole».

Nel frattempo i bagni collettivi si sono moltiplicati e le bagnanti ribelli sono diventate quasi 4mila. Una bella lezione per chi strumentalizza la religione al fine di comandare sul corpo, e sull'esistenza. «Le donne sono come le banane ha spiegato una volta un imam Se togli la buccia, dopo un paio di giorni cominciano a marcire». Il pudore come ricatto permanente è l'architrave di una visione oscurantista destinata a essere spazzata via dalla modernità. Per questo diciamo «brave» alle sediziose algerine. Siamo con voi. In bikini, se volete.

Commenti

Cheyenne

Lun, 07/08/2017 - 09:54

L'ISLAM NON E' UNA RELIGIONE E' UNO STUPRO AL BUON SENSO