Il disgelo tra Usa e Cuba? È figlio di una provetta

Una battaglia aerea di quasi vent'anni fa, un agente castrista che pare uscito da un romanzo, una moglie fin troppo appassionata. E un finale a sorpresa

Ecco la vera storia dell'«Operazione Sperma» che ha portato alla ripresa dei rapporti fra Cuba e Washington. Per raccontarla occorre fare un lungo passo indietro, fino al 24 febbraio 1996, quando nello spazio aereo internazionale davanti alla Florida si svolse una tragedia di cui esistono registrazioni e filmati. Il cielo era terso, due piccoli aerei (« avionetas ») sorvolavano un corteo di galleggianti pieni di profughi in fuga verso Miami. Apparvero in cielo due Mig S29 cubani che volteggiarono aggiustando la mira. Poi uno dei due caccia lanciò un missile che fece esplodere la prima delle due avionetas . Felice, il pilota urlò nella radio: «Patria o muerte, cojones !» Il secondo aereo dell'organizzazione «Hermanos del Rescate» («Fratelli del soccorso») si disintegrò in una scia di fumo trenta secondi dopo. Dall'altro Mig cubano il pilota conferma: «La otra avioneta ha muerto tambien !», «anche l'altro aereo è stato abbattuto». I quattro uomini disintegrati in cielo erano tutti cittadini americani, figli di cubani espatriati.

L'organizzazione umanitaria fu stroncata con l'eliminazione dei quattro giovani piloti volontari Mario de la Pena, Carlos Costa, Pablo Morales, Armando Alejandre Jr. e delle loro avionetas . Il loro compito era quello di sorvolare e soccorrere via radio le lunghe carovane galleggianti in fuga da Cuba. I fuggiaschi costruivano zattere sradicando le porte di casa, legando taniche di plastica e bidoni vuoti per affrontare il tratto di mare che separa la costa cubana da Miami dove li aspettavano i primi soccorsi: fu una fuga di massa che disonorava il regime di Fidèl, il quale affidò ai servizi segreti la soluzione radicale del problema.

A Miami la comunità cubana visse un momento terribile. Il presidente americano Bill Clinton rilasciò una addolorata dichiarazione di sdegno, le autorità cubane risposero che avevano legittimamente abbattuto aerei di terroristi. L'operazione militare che portò alla morte i quattro giovani piloti (nelle foto si vedono quattro ragazzoni, con le mogli che seguivano con sguardo preoccupato le loro evoluzioni) fu progettata ed eseguita da un personaggio chiave dello spionaggio cubano di quel tempo: Gerardo Hernàndez, un bell'uomo mulatto che all'epoca aveva poco più di trent'anni. Hernàndez ebbe due anni dopo, nel 1998, l'incarico di organizzare negli Stati Uniti una rete di spionaggio che fu chiamata « Red Avispa », la rete della vespa. Gerardo lavorò come un perfetto agente alla John LeCarrè e la sua rete inflisse seri colpi alla Cia. Ma a Langley in Virginia dove ha sede la Cia, fu costituito un apposito dipartimento all'interno del «Cuban Desk» per distruggere la rete della vespa. Dopo una lunga caccia Hernàndez e i suoi compagni furono arrestati, portati in giudizio e condannati. Gerardo Hernàndez fu condannato due volte all'ergastolo per i reati di spionaggio su suolo americano e per l'uccisione dei quattro piloti nel 1996. Lo portarono prima nel carcere di Miami, poi in California.

Sua moglie, Adriana Pérez, una quarantenne belloccia e prosperosa, faceva parte anche lei della rete di spionaggio del marito e per questo i giudici americani le vietarono di visitare Gerardo. Adriana protestò che aveva diritto a rapporti sessuali con il marito detenuto perché nessuno poteva negarle la maternità. L'Fbi disse di no. Non si trattava soltanto di motivi di sicurezza, ma anche di opportunità: Hernàndez aveva fatto uccidere quattro cittadini americani inermi e commesso gravi reati negli Stati Uniti e dunque la sua detenzione andava intesa come « retribution », cioè castigo proporzionato al delitto, non rieducazione.

Adriana Pérez decise allora di rivolgersi al deputato democratico del Vermont Patrick Leahy, che si era sempre battuto per una ripresa dei rapporti fra Cuba e Stati Uniti. Il deputato, siamo nel 2010, contattò il governo cubano e fece una proposta: voi concedete condizioni di vita accettabili al detenuto americano Alan Gross e io avvierò il processo con Washington. La Casa Bianca dette luce verde a condizione che il Presidente non fosse coinvolto. Il congressman assicurò che avrebbe agito senza esporre Obama e ottenne in cambio dell'attenuazione dei tormenti di Alan Gross (che non è una spia, ma un contrattista) una concessione inaudita: Gerardo avrebbe potuto inviare alla moglie Adriana un pacchetto refrigerato con il suo sperma per fecondarla a distanza. Il governo cubano, accettò di pagare le spese della feconda operazione diplomatica.

La Casa Bianca approvò e gli uffici del West Wing in cui lavora lo staff dei presidenti degli Stati Uniti videro che si presentava una opportunità simile a quella sfruttata dal presidente Richard Nixon quando sbloccò i rapporti con la Cina maoista inviando a Pechino una squadra ping-pong. Da allora si parlò della «politica del ping-pong». Ironicamente, alla Casa Bianca qualcuno disse che d'ora in poi si sarebbe parlato della «politica dello sperma». Infatti l'«operazione sperma» ebbe successo. Adriana restò incinta a Panama dove fu organizzata l'inseminazione artificiale con personale cubano.

Gerardo Hernàndez uscito a 49 anni dalla prigione americana in cui ne ha trascorsi 16, ha riabbracciato a Cuba una moglie quasi al termine della gravidanza e le foto mostrano la felice coppia con tutti i loro amici, esponenti del governo e dei servizi segreti cubani che brindano e si abbracciano nel corso di un grandioso barbecue per il quale è stato sacrificato un suino gigantesco. É la prima volta nella storia di tutti i tempi che un ex detenuto festeggia felicemente la gravidanza della propria moglie ottenuta durante la sua assenza.

Hernàndez è arrivato all'Avana mercoledì 10 dicembre, libero e felice, insieme a due suoi compagni di prigionia della « Red Avispa ». Il governo di Raoul Castro ha decretato festeggiamenti nazionali per l'eroe. L'operazione sperma aveva innescato la trattiva informale tra Washington e l'Avana che si è conclusa con gli annunci congiunti di Raul e Barack.

A Miami questa storia ha fatto infuriare migliaia di cubani e in particolare la deputata Ros Lehtinen, anche lei di origine cubana, che ha espresso profondo disprezzo contro il cinismo della Casa Bianca: «Adriana Pérez sta per avere un figlio dal suo marito spia e assassino. Peccato che Carlos, Mario, Pablo e Armando non possano dare figli perché questo indomito donatore delle proprie sostanze corporali li ha uccisi e il governo americano li ha esiliati nell'oblio festeggiando un successo diplomatico di cui ci vergogniamo».