La disperazione dei sindaci: «Cosa abbiamo fatto di male?»

I paesi allo stremo si sentono più abbandonati che mai Ora chiedono l'intervento dell'esercito: è una catastrofe

Roma Ora che l'emergenza neve fa passare quasi in secondo piano le nuove forti scosse di ieri, i sindaci dei comuni più colpiti si sentono più che mai abbandonati. «Una catastrofe», dicono. Paesi isolati, strade interrotte, famiglie che non riescono ad uscire di casa. Con la terra che continua a tremare. Lanciano un appello dopo l'altro, sollecitano l'intervento dell'esercito (lo ha fatto ieri sera anche il sindaco di Ascoli Piceno, Guido Castelli). Ma si sentono sempre più soli. I sindaco di Camerino accusa: «Tutta colpa della burocrazia»

Ad Amatrice il sindaco Sergio Pirozzi è scoraggiato: «Non so se abbiamo fatto qualcosa di male: un metro e mezzo di neve e ora pure il terremoto. Proviamo a rialzarci, tanti sacrifici, poi la scossa del 30 ottobre, la più grande nevicata dagli anni '50, le temperature più basse degli ultimi 25 anni. Tutto insieme». Ma la priorità, dice, è l'emergenza legata alla neve, i crolli nella zona rossa passano in secondo piano. Per questo si appella al ministro Pinotti che ha promesso le turbine per aprire le strade. «Mi auguro che arrivino quanto prima - sostiene - per permettere alle famiglie ancora isolate di uscire dalle case. Quello che per me oggi conta è la salute della mia comunità e spero che le promesse dello Stato non siano disattese». Dal primo cittadino di Camerino, Gianluca Pasqui, arriva una grave denuncia: «Ho chiesto con una lettera l'aiuto dell'esercito, ma non ho ottenuto risposta. Non il terremoto, non la neve, ma la burocrazia. In questi mesi di forte emergenza non ho mai voluto lamentarmi, ho evitato ogni polemica e ho cercato di capire le difficoltà enormi con cui tutti facciamo i conti. Ma tutto ha un limite». In attesa dei militari è invece il sindaco di Capitignano, Maurizio Pelosi. Nel suo territorio ci sono persone anziane bloccate in casa e in molte aree manca la corrente. Chiede un intervento imponente Sante Stangoni, sindaco di Acquasanta Terme (Ascoli Piceno): «Servono turbine, pale gommate, camion, ruspe che carichino anche la neve». L'esercito qui sta per arrivare, ma servono più mezzi e più interventi. A Ussita, in provincia di Macerata, è la viabilità a preoccupare il sindaco Marco Rinaldi. La statale 209, rimasta l'unica via d'accesso a tanti comuni, è in condizioni «pietose», la superstrada è a tratti impraticabile. «Non vi rendete conto che vuol dire combattere con un metro di neve».

Gli allevatori sono allo stremo. Con il terremoto è tornata la paura e le nuove scosse hanno fatto crollare altre stalle tra Amatrice e Accumuli. Un'emergenza dopo l'altra. «Non reggo - dice Gabriele - sono bloccato in casa da due giorni, la strada è scomparsa sotto la neve e non posso portare il fieno alle bestie. Mandate l'esercito, mandate le forze speciali». Poi c'è Ludovica, che ha 28 anni, studia alla Sapienza ma vive a Cagnano, a 15 chilometri dall'Aquila: «Sono mesi che sentiamo scosse tutti i giorni e nessuno ha allestito nulla, nemmeno le tende».