«Distruggere i barconi in Libia» Qualcosa si muove, ma a parole

Piano Ue in 10 punti: fondi raddoppiati per la missione Triton e la possibilità di affondare le imbarcazioni degli scafisti. Mattarella: l'Europa intervenga. Renzi esclude raid su Tripoli

S ull'Italia piove la solidarietà internazionale, resta da vedere se arriveranno aiuti concreti. Il giorno dopo l'ennesima tragedia del Mediterraneo il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk - dopo le aperture arrivate da Angela Merkel e David Cameron - convoca per giovedì a Bruxelles una riunione straordinaria dei capi di Stato e di governo dell'Ue sull'emergenza immigrazione. Contemporaneamente il commissario agli Affari interni Dimitris Avramopoulos propone ai ministri degli Esteri e degli Interni riuniti a Lussemburgo un piano in 10 punti. Il documento prevede: più risorse per le operazioni Triton e Poseidon estendendo l'area operativa e permettendo ulteriori interventi (non più limitati alle 30 miglia dalle coste italiane); uno sforzo sistematico per catturare e distruggere le barche degli scafisti; incontri regolari tra le autorità di polizia; la presenza dell'ufficio Ue di supporto per l'asilo in Italia e Grecia; la rilevazione delle impronte digitali a tutti i migranti; un meccanismo di rilocalizzazione dell'emergenza; un progetto pilota per i nuovi insediamenti offrendo un numero di posti alle persone che hanno bisogno di protezione; un nuovo programma di rapido ritorno degli immigrati irregolari; un impegno a favore dei Paesi vicini alla Libia; un dispiegamento dei funzionari per l'immigrazione nei Paesi terzi.

Mancano, invece, elementi chiari sull'aumento delle risorse a Triton e su chi dovrà assumersi gli oneri. Così come non si fa cenno alla revisione del Trattato di Dublino che consentirebbe agli immigrati arrivati in Italia di spostarsi in altri Paesi con maggiore facilità. C'è invece l'idea - ma al momento non si va oltre questo - di una redistribuzione dei migranti. Una proposta-pilota che, però, dovrà fare i conti con le concrete manifestazioni di disponibilità dei singoli Paesi, finora sempre mancate quando dalle buone intenzioni si è cercato di passare ai fatti. In ogni caso si tratta di una bozza su cui il vertice di giovedì dovrà dire una parola finale.

La pressione su Bruxelles è forte come non mai. Lo stesso Sergio Mattarella striglia l'Europa che «consapevole dei propri valori non può volgere altrove lo sguardo». Matteo Renzi, dal canto suo, continua a perorare l'idea della distruzione dei barconi nei porti libici, di cui oggi si discuterà nel corso del Consiglio supremo di Difesa. Allo studio ci sarebbe anche la possibilità di un intervento aereo forse attraverso l'utilizzo di droni. Una opzione che, se pure dovesse essere approvata in sede Ue, dovrebbe poi passare al vaglio dell'Onu e ottenere il via libera dei Paesi membri del Consiglio di Sicurezza. Una strada obiettivamente complessa. «L'ipotesi di un intervento militare in Libia non è sul tappeto, le condizioni per fare la pace con un intervento da terra in questo momento non ci sono». L'obiettivo sono «interventi mirati per distruggere un racket fuori controllo».

Il pressing italiano, insomma, continua a indirizzarsi verso un'azione mirata contro gli scafisti. Una iniziativa di cui l'Italia - come si intuisce dal Libro Bianco della Difesa che oggi sarà presentato dal ministro Roberta Pinotti al Capo dello Stato - potrebbe assumere la guida. «La Difesa deve essere pronta ad assumersi dirette responsabilità in risposta a situazioni di crisi ed essere preparata a interventi di pacificazione e stabilizzazione deliberati dalla comunità internazionale. In particolare in quelle aree ove la conoscenza diretta delle situazioni è maggiore per vicinanza storica, sociale o culturale». Come la Libia, appunto.

di Fabrizio de Feo

Roma