Donne stuprate e uccise: preso a Modena il serial killer

Le indagini scattate dopo l'omicidio di una giovane romena. Hanno portato all'arresto dell'italiano 34enne

L'ha violentata e uccisa, poi le ha dato fuoco. E come lei ha preso di mira altre donne.

C'è un killer seriale, un mostro a Modena. Un «uomo nero», italiano di trentaquattro anni, che per un mese ha dato filo da torcere ai carabinieri della città emiliana. Ma da ieri il suo volto è noto e il nome è finito nel fascicolo del procuratore capo Lucia Musti, che ancora per qualche ora ha deciso di mantenere il più stretto riserbo sull'identità del carnefice e quella delle vittime. Si sa solo che si tratta di un macabro bilancio, perché il trentaquattrenne non si è fermato solo all'ultima donna uccisa il 10 settembre.

Le indagini, che hanno permesso di sollevare il velo su una lunga catena di atrocità, hanno preso il via dopo il ritrovamento il 10 settembre scorso del cadavere carbonizzato di una giovane. Un passante ha notato quel che restava di quel corpo tra la vegetazione delle campagne di San Donnino, nella zona del percorso natura Panaro, non lontano dai laghetti per la pesca sportiva. E ha dato l'allarme.

Carabinieri e uomini della scientifica, giunti sul posto, in prima battuta non sono riusciti ad identificare la poveretta immediatamente, ma l'autopsia del medico legale, autorizzata poco dopo, ha confermato che si trattava di una persona sui trenta anni, uccisa in un arco di tempo che andava dal 1 al 9 settembre, come dimostrava lo stato di decomposizione del cadavere.

L'unico indizio da cui partire, il piercing trovato al lato del labbro superiore del corpo carbonizzato, che ha permesso di fare una prima scrematura sul database delle forze dell'ordine e il fatto che la zona del ritrovamento è meta prediletta da prostitute, italiane ma soprattutto romene e dell'Est e tossicodipendenti, che si appartano per consumare la droga.

Gli investigatori, affiancati anche dagli esperti del Ris di Parma, per giorni hanno passato alla lente d'ingrandimento, una dopo l'altra, anche le denunce di scomparsa, che erano state presentate nell'ultimo periodo in commissariati e stazioni dell'Arma. E alla fine sono riusciti a identificazione la trentenne romena.

Ma il cerchio non si è chiuso, anzi si è aperto, mostrando ai carabinieri, orchestrati dal procuratore capo Lucia Musti, un baratro dentro il quale erano finite altre vittime e un serial killer, colpevole anche di altri episodi di violenza sessuale e sequestri di persona, culminati con la morte ai danni di giovani donne italiane e straniere nell'area verde a ridosso del fiume Panaro, proprio nell'area dove il primo cadavere era stato trovato.