Doppio attacco Isis: 20 morti Nuovo video indigna il mondo

Autobomba in 2 hotel a Bagdad, kamikaze contro moschea in Arabia A Palmira ostaggio deve scavarsi la fossa prima della decapitazione

La marcia dell'orrore non si ferma. Mentre l'Occidente resta a guardare l'Isis colpisce gli hotel simbolo di Baghdad, conquista nuovi territori intorno alle roccaforti libiche di Derna e Sirte e diffonde in rete un altro video destinato ad alimentare la sua fama di formazione crudele e spietata. Le immagini di un prigioniero siriano in tuta arancione - decapitato dopo esser stato costretto a scavarsi la fossa - fanno il paio con quelle della duplice devastante esplosione che ha colpito giovedì sera il «Cristal Grand Ishtar» e il «Babylon Warwick», due hotel frequentati da occidentali e considerati fra i pochi luoghi sicuri della capitale. Il prigioniero siriano, identificato come Ziad Abdel'al Abu Tarek, sarebbe stato condannato a morte perché colpevole, come «confessato» anche nel video, di aver ucciso un militante del gruppo terrorista. A mettere a segno il doppio colpo di Baghdad, costato la vita ad almeno 15 persone, sarebbe bastato un unico kamikaze chiamato nel messaggio di rivendicazione con lo pseudonimo di Abu Qutaiba. Stando al comunicato il kamikaze ha fatto tutto da solo parcheggiando un'autobomba telecomandata davanti all'hotel Cristal e guidando poi un altro mezzo imbottito con 230 chili di esplosivo fino all'entrata del Babylon.

Il doppio attentato certifica il fallimento della strategia di contenimento dello Stato Islamico basata sui raid aerei. Un fallimento a cui gli Usa stanno pensando di porre rimedio riesumando quella politica di sostegno alle tribù sunnite che rappresentò, nel 2006, la chiave di volta della strategia messa a punto dal generale Petraeus per sconfiggere l'insurrezione alqaidista. Ma allora il sostegno alle tribù sunnite «anti Al Qaida» era garantito da dalla presenza sul terreno di oltre 140mila soldati americani. Oggi invece a combattere coi soldati iracheni ci sono solo quelle milizie sciite considerate alla stregua di nemici dai miliziani sunniti. Quindi anche una politica di sostegno alle tribù potrebbe rivelarsi insufficiente a contrastare l'avanzata dello Stato Islamico. L'avanzata del gruppo terrorista non riguarda però solo le tradizionali aree operative del nord Iraq e della Siria. I miliziani dell'Isis hanno rivendicato ieri anche un nuovo attentato suicida contro una moschea sciita nell'est dell'Arabia Saudita. L'attacco, messo a segno da un kamikaze durante la preghiera del venerdì, ha colpito la città di Damman ed arriva ad una settimana dall'attentato alla moschea sciita di Kudeih, nella provincia di Qatif, rivendicato anche in quel caso dallo Stato Islamico.

Per noi italiani le notizie inquietanti arrivano però dal fronte libico di Sirte. Lì i terroristi dello Stato Islamico avrebbero conquistato l'aeroporto della città strappandolo al controllo delle milizie di Misurata impegnate da febbraio nel tentativo di contenere l'avanzata della formazione jihadista. Secondo i portavoce della «Brigata 166» di Misurata i miliziani libici sono stati costretti a ritirarsi dalla base di al-Qardabiya a causa del mancato arrivo di rinforzi da Tripoli. Secondo altre fonti la Brigata 166 avrebbe perso anche il controllo di un altro quartier generale a pochi chilometri da Sirte. Dunque il gruppo terroristico avrebbe rotto l'assedio e sarebbe in grado di avanzare verso Misurata e le coste occidentali. L'avanzata rappresenterà un'ulteriore minaccia per le truppe italiane e quelle della missione internazionale incaricate, in caso di via libera dell'Onu, a colpire i barconi dei trafficanti di uomini.