DOPPIOPESISMO Nessuna indignazione per la bufala del bimbo fascista su «Repubblica»

Due legnate nel giro di poche ore: prima il siluramento da Mediaset, poi la solidarietà di Gad Lerner. Una settimana veramente disastrosa per Fulvio Benelli, l'ex inviato di Quinta colonna fatto fuori per aver taroccato un servizio su una truffa di un delinquentello (vero) autoqualificatosi come rom esperto in raggiri con auto usate. Benelli, un free lance che si era guadagnato la fiducia della redazione sfornando servizi su temi scivolosi, non ha resistito alla tentazione di gonfiare la storia raccontata dal truffatore «pentito» (che lo ha tempestato di telefonate per quel servizio), riprendendo una scena non con l'auto della presunta vittima ma con quella del suo operatore tv, confezionando così la bufala smascherata da Striscia la notizia . Una trappola in cui può cadere chi è caccia della notizia bomba, lo scoop che fa impennare lo share , specie se sei collaboratore precario e devi conquistare la riconferma stagione dopo stagione. Quel rischio che non corrono i giornalisti (strapagati) che si tengono alla larga dalle notizie ma molto vicini a editori potenti, in altre parole quelli come Gad Lerner.

Non aspettava altro l'ex conduttore esodato da La7 per mancanza di spettatori, attualmente presidente di Laeffe, tv del tandem Feltrinelli-Espresso dagli ascolti ancor più infinitesimali, per buttarsi a picco e racimolare qualche retweet . «Solidarietà a Fulvio Benelli, licenziato come capro espiatorio da una tv che si nutre di falsi scoop come i suoi». La colpa dunque è di Mediaset (che però qui si autodenuncia), in particolare del conduttore del programma, Paolo Del Debbio, «raffinato intellettuale finto tonto» che «si è liberato con una firmetta dell'inviato nei campi rom», mentre «sono gli autori e i conduttori e i direttori di rete a spingere in questa squallida direzione gli inviati» (in realtà basta indagare un po' per sapere che gli autori erano molto dubbiosi sul servizio di Benelli, hanno chiesto più volte rassicurazioni sulla veridicità...). «Basta sganciare qualche soldo a certi disgraziati, per fargli dire quel che si vuole. Era già accaduto a Mattino Cinque» sentenzia Lerner. Il delinquentello ha infatti raccontato di essere stato pagato 300 euro per interpretare la scena, mentre la minorenne rom che a Mattino Cinque aveva raccontato la sua giornata tra scippi e furti, ai microfoni di Santoro aveva poi ritrattato dicendo di essere stata pagata 20 euro per recitare la parte (Mediaset smentisce: «Menzogne gravissime»). In effetti, perché truffatori e scippatori diventano improvvisamente fonti credibili? Dipende da chi mettono nei guai. Se è Mediaset, l'accusa si autoconferma senza ulteriori indagini. Se invece è Repubblica (dove Lerner scrive), con la sospetta bufala del bimbo che nella scuola fa il saluto fascista (del bambino non c'è traccia, dice a Libero il sindaco che annuncia querela al quotidiano di De Benedetti) il problema non si pone neppure. Più prudente, in ogni caso, attenersi alla regola di Lerner per evitare incidenti: zero notizie. E zero ascolti.