Dublino non si tocca: l'Italia si tiene i profughi

Sarà sempre il Paese dove sbarcano a prendersene carico. E la spesa per i migranti decolla

Roma - Nessuna deroga. Nessuna apertura giuridica sulla condivisione del peso degli sbarchi a livello europeo. Nessuna modifica al Trattato di Dublino che disciplina il sistema comune di asilo.

La Corte di Giustizia dell'Ue «blinda» la competenza dello Stato di primo approdo e chiude gli spiragli che sembravano poter aiutare l'Italia. In sostanza il nostro Paese, in base alla sentenza emessa ieri, dovrà continuare a farsi carico delle persone che sbarcano sulle proprie coste. La Corte ha ribaltato il parere dell'avvocato generale, che aveva invece sostenuto l'impossibilità di applicare le norme attualmente in vigore nei casi di emergenza, e ha confermato la validità dell'impianto giuridico con cui fino ad oggi è stato gestito il fenomeno migratorio. In particolare è stato stabilito che sull'esame delle richieste di asilo è competente lo Stato d'ingresso e non quello in cui la richiesta è presentata.

La questione era stata sollevata da un cittadino in fuga dalla Siria che aveva presentato domanda di asilo in Slovenia. La Croazia non l'aveva fermato, lasciandolo arrivare in Slovenia per chiedere protezione internazionale. Le autorità slovene lo avevano rispedito indietro. Il mese scorso l'avvocato generale aveva sostenuto che di fronte a una crisi non si dovesse applicare Dublino perché il regolamento non è concepito per situazioni emergenziali. Quello che ha sempre sostenuto l'Italia. Oggi la Corte ristabilisce lo status quo. In un'altra causa, invece, l'Avvocato Generale ha invitato la Corte a respingere il ricorso di Slovacchia e Ungheria contro il piano di redistribuzione dei richiedenti asilo.

Di certo il costo dell'accoglienza per l'Italia appare in costante crescita. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, rispondendo al question time alla Camera conferma che nel 2016 la spesa dell'Italia per far fronte all'emergenza migranti è ammontata a 3,6 miliardi al netto dei contributi Ue. Nel 2017 la spesa salirà invece a 4,2 miliardi, di cui 2,8 miliardi per l'accoglienza. In realtà il conto esatto potrà essere fatto solo a fine anno, mentre si naviga a vista sul costo dei minori non accompagnati che avrebbe già superato il miliardo di euro. «La spesa sostenuta dagli enti locali e anche dalle regioni per i minori è molto diversificata ed è molto difficile una stima precisa. In media è al momento considerata dal 2016 pari a circa il 5% aggiuntivo della spesa per i richiedenti asilo».

Di fronte all'emergenza la risposta dell'Ue è sempre all'insegna dei pannicelli caldi. Jean Claude Juncker, in una lettera, è tornato a proporre - oltre a un contributo di 100 milioni - una sorta di squadra di esperti in rimpatri, una task force in grado di «assicurare procedure di rimpatrio più veloci, con l'impiego di 500 unità della Guardia di frontiera Ue». Una proposta che ritorna periodicamente e somiglia molto a un protocollo di capacity building per Paesi in via di sviluppo.