Due bimbe, due miracoli: Giulia e Giorgia estratte vive

Ci sono volute rispettivamente 10 e 15 ore per liberarle dalle macerie. I soccorritori: "Speriamo scordino tutto"

nostro inviato a Amatrice (Ri)

Giulia, 10 anni, di Amatrice. Giorgia, 8 anni, di Pescara del Tronto. Fino a martedì scorso la vita di queste due bimbe scorreva tranquilla, tra i giochi nelle strade del paese e la vita serena con la famiglia. Poi la terra ha tremato, sorprendendole nel sonno e scaraventandole in un incubo che sembrava non avere una fine. E invece il destino, la loro tenacia e la testardaggine dei soccorritori ha avuto la meglio, regalando a una storia di dolore e sofferenza un inatteso lieto fine.

Giorgia dormiva in cameretta con sua sorella, due anni più grande di lei, al primo dei tre piani del palazzo in cui abitavano. La lunga e fortissima scossa della notte tra martedì e mercoledì ha schiacciato l'edificio riducendolo a un cumulo di macerie. Ma una squadra di vigili del fuoco, arrivata mercoledì mattina nel campo di pietre di Pescara del Tronto per recuperare un'altra persona, ha scoperto che tra quei detriti, dove i primi soccorritori avevano all'alba già estratto, vivi, i genitori di Giorgia, erano ancora sepolte le due bambine. Così la squadra si è messa all'opera, come racconta Angelo Moroni, caposquadra con 20 anni di esperienza come vigile a Pesaro e Urbino. «È stato un familiare a ricostruire con noi la mappa di quella che un tempo era la casa, per individuare dove cercarle. Quindi, intorno alle nove del mattino, abbiamo cominciato a scavare». Tra le scosse di assestamento come sinistra compagnia, quando si lavora tra muri pericolanti infilati in un buco tra e macerie.

Ci sono volute dieci ore e mezza ore di scavo paziente, prudente e ininterrotto per arrivare attraverso i resti di tre piani al livello della cantina, dove era finita Giorgia, protetta da una trave e dal corpo della sorellina, purtroppo senza vita. A guidare Moroni e i colleghi il debole rantolo di un respiro, che dava speranza e forza per proseguire. Alla fine, eccola. «Ho visto i piedini, li ho liberati, poi l'ho estratta e non era cosciente anche se respirava. Ma quando i dottori le hanno tolto il pulviscolo liberandole le vie respiratorie e dandole ossigeno, si è ripresa in un attimo, scoppiando a piangere. Il pianto di una bambina, in quella situazione poi, non è mai bello. Ma per noi sentirlo è stata una gioia», aggiunge il caposquadra. Giorgia ha perso la sorella, ma dopo quasi 17 ore sepolta dalle macerie ha ritrovato la propria vita, e potrà riabbracciare i genitori. «Una cosa del genere - conclude Moroni - in vent'anni di carriera, per fortuna, non mi era mai capitata. Spero solo che si scordi di tutto, noi compresi, per poter vivere la sua vita serenamente».

Come, contro ogni previsione, potrà provare a fare anche Giulia. Stessa iniziale e stesso destino. Anche lei si era addormentata nel lettino a casa sua, sul corso centrale di Amatrice. E si è svegliata scoprendo di essere sepolta viva. Per ore ha sentito distanti le voci dei soccorritori, finché una squadra di vigili del fuoco si è messa a scavare proprio sopra di lei e, centimetro dopo centimetro, ha rimesso il cielo sopra la sua testa. Giulia era ancora cosciente, dopo aver passato una quindicina di ore in quell'inferno di pietre e polvere, ed è stata anche riconoscente: quando il pompiere l'ha liberata da quella trappola sollevandola davanti a sé, lei l'ha subito abbracciato, appoggiandogli la testa sulla spalla.