Due chiacchiere veloci e foto ricordo I partitini fanno perdere tempo al Colle

Da Svp a Gal e Psi, convenevoli e colloqui lampo. Civati sbaglia l'uscita

Pier Francesco Borgia

Roma Anche per loro, i peones di Montecitorio e Palazzo Madama, è arrivato il quarto d'ora di popolarità. Dopo che per un'intera legislatura sono stati negletti dal circo mediatico, sono corsi anche loro a intasare i corridoi del Quirinale per le tradizionali consultazioni con Mattarella. Ed è così che veniamo a scoprire che l'Unione sudamericana emigrati non solo vanta parlamentari, ma anche un'avvenente portavoce (Renata Bueno) che stenta, però, a far risuonare la lingua di Dante senza imperfezioni fonetiche. È vero che non è sola. Ed è certo un'ironia della sorte quella di farla seguire da Flavio Tosi, leader del movimento Fare!, figlio di quella regione, il Veneto, dove molti vorrebbero passare dall'italiano al dialetto anche a scuola. E il paradigma dell'ironia si declina anche con Aniello Formisano che esorta Mattarella a usare moderazione in questa crisi di governo. Proprio lui che è portavoce del Partito di pensiero e azione. La scissione dell'atomo poi è cosa meno complicata delle divisioni in cui è collassato il Psi che oggi si trova (viste le ridotte dimensioni) a dividere la scena con il movimento Liberali per l'Italia. E anche su questa unione di fatto cala un malizioso sorriso d'ironia. Il rito delle consultazioni è cosa vecchia invece per i rappresentanti della Svp. Daniel Alfreider, per esempio, è andato subito al sodo. Serve una legge elettorale adeguata. Il resto sono chiacchiere. E di chiacchiere i «peones» del secondo giorno di consultazioni non devono averne fatte troppe con Mattarella. I quirinalisti, cronometro alla mano, hanno sentenziato che a ognuno di questi gruppi il cerimoniale ha concesso udienze di 10 minuti. Giusto il tempo di saluti, convenevoli e brevissimi desiderata. Tra i veterani delle consultazioni anche Rocco Buttiglione, come portavoce dell'Udc. A Mattarella ha fatto la sua analisi del voto. Questo Paese, ha spiegato, non è pronto per le riforme ma sicuramente non è adatto nemmeno per un sistema elettorale maggioritario. E se il cronista ci legge un vago interesse in quest'ultima sentenza è solo malizia. Il filosofo Buttiglione ha poi aggiunto che ciò che serve ora è un «governo di decantazione».Il più sicuro è sembrato Pippo Civati. Col suo movimento, che ricalca lo spagnolo Podemos, chiede che sia ridato il potere al cittadino-elettore. Almeno dopo questa giostra - spiega - che per tre anni ha fatto balenare soltanto riforme possibili ma mai realizzate. Sicuro però a parole e non nei gesti visto che per uscire ha sbagliato porta.