Due ragazzi sentiti in procura Ma è polemica sulla sicurezza

Aperta un'indagine, i giovani avrebbero ammesso: «Una bravata». Si cerca un altro. Appendino nel mirino

Sarebbe stata una bravata a provocare il fuggi fuggi da piazza San Carlo a Torino durante la finale di Champions Juve-Real Madrid, fuggi fuggi che ha provocato ben 1.527 feriti. Due giovani, individuati attraverso i video, hanno confessato e sono stati denunciati per procurato allarme. E i pm sono a caccia di un terzo ragazzo, a torso nudo e con un vistoso zaino nero sulle spalle. Potrebbe essere stato lui a scatenare tutto.

La svolta è arrivata ieri sera. La procura di Torino ha aperto un fascicolo. «Stiamo cercando di ricostruire l'esatta dinamica dei fatti», ha spiegato il procuratore capo Armando Spataro. E anche dal questore Angelo Sanna è arrivata l'appello ai cittadini che erano in piazza a dare una mano alla ricostruzione dei fatti. L'attenzione degli inquirenti si è concentrata sul lato destro della piazza, dove sembra tutto sia cominciato. Spulciando ore e di filmati è stato individuato un giovane inquadrato in diversi video, a torso nudo, con un vistoso zaino nero sulle spalle, in una posa che ricorda quella di un kamikaze. Nei video si vede che mentre attorno a lui si crea il vuoto una ragazza cerca di portarlo via. Un altro tifoso gli si avvicina e lo abbraccia, quasi a rassicurare gli altri. Ma intorno a lui è già fuggi fuggi. Il video è stato acquisito dalla procura. Il giovane è ricercato. E due giovani, interrogati, avrebbero ammesso: «È stata una bravata».

A poche ore di distanza dalla tragedia sfiorata è anche l'ora delle polemiche, specie sulle bottiglie di vetro portate in piazza nonostante i divieti, e che sono state la causa della stragrande maggioranza delle ferite. Bersaglio principale, la sindaca Chiara Appendino, che ieri ha visitato i feriti. «C'è stato un momento di panico in piazza che ha scatenato una reazione di fuga», ha detto. Ma non è bastato a fermare le polemiche. In effetti, è stata l'organizzazione a fare flop. Perché se è vero, come ha detto il prefetto di Torino Renato Saccone, che «questa città vive nelle piazze», è vero anche che in piazza San Carlo sono state le regole di sicurezza a vacillare. Secondo quando raccontato da diversi testimoni, prima dell'inizio della partita, alcuni ultras hanno scavalcato le transenne che delimitavano l'area dedicata alla stampa sotto il maxi-schermo, mentre un altro gruppo è arrivato in piazza prima del fischio d'inizio e ha avuto accesso all'area, posizionandosi dietro le transenne. Entrambi i gruppi, in più occasioni, hanno acceso fumogeni, lanciandoli verso il maxi schermo, insieme ad alcune lattine piene di birra.

Sulla vendita di bibite in bottiglie di vetro, si è scatenata la polemica più pesante. Pare che le bottiglie di birra siano state vendute liberamente nei supermercati e dagli ambulanti sparpagliati per le vie del centro. Per ragioni di ordine pubblico, anche in occasione di eventi di dimensioni minori, i Comuni emettono provvedimenti che impediscono di portare in bibite in contenitori di vetro. Ma erano molti i tifosi che in mano tenevano bottiglie di birra, nonostante i controlli degli zaini all'ingresso della piazza. C'era l'ordinanza? La sindaca Appendino e i vigili urbani, interpellati, hanno opposto un «no comment». Poi dal Comune è arrivata la precisazione: «Stesse modalità del 2015». e cioè affidamento a Turismo Torino dell'evento, senza alcuna ordinanza aggiuntiva su vetro e metallo. Altra falla nell'organizzazione, le vie di fuga. A piazza San Carlo ce ne sono cinque. Una, situata al vertice opposto a quello in cui si trovava il maxi-schermo, era aperta, così come due strade lì vicino. Ma altre due invece erano ostruite da transenne anti-attentato. Inoltre all'interno di spazi come le piazze vengono creati dei «cuscinetti di sicurezza». C'erano? E perché non hanno funzionato? Intanto i consiglieri di Fdi proporranno l'avvio di una indagine parlamentare.